IL N. 11/BIS DI NOVEMBRE 2022 DE il PuntO  (leggilo/scaricalo qui)

DALLA PRIMA PAGINA 

25 NOVEMBRE GIORNATA INTERNAZIONALE CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE
Il numero delle donne stuprate, picchiate e uccise è allarmante. I Centri antiviolenza annaspano

senza fondi, le pene per gli assassini e i violenti solitamente sono ridotte in appello.
Il governo deve porre la violenza sulle donne e il femminicidio tra le priorità

UNITÀ E AUTONOMIA DEL PARTITO

Il Consiglio nazionale del Partito riunitosi il 12 novembre scorso ha approvato all’unanimità la relazione del Segretario Enzo Maraio e il documento politico.  La sintesi: “La nostra bussola è il Socialismo europeo. È su questa straordinaria cultura politica che abbiamo intrapreso un dialogo con le forze che ad essa si richiamano per costruire in Italia una coalizione europeista, riformista e progressista, la stessa che governa in altri Paesi europei, da quelli scandinavi a Spagna e Portogallo e che in Germania guida la…

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PITRELLI CONFERMATO SEGRETARIO PROVINCIALE DEL PSI


una delegazione di congressisti guidata dal segretario nazionale Enzo Maraio
rende omaggio alla casa natale di Pietro Nenni a Faenza

Si è tenuta a Ravenna lunedì 21 novembre l’assise congressuale provinciale del Psi a conclusione delle assemblee territoriali svolte in tutta la provincia.

Il congresso ha confermato segretario provinciale il faentino Francesco Pitrelli, approvando all’unanimità la sua piattaforma politico organizzativa di mandato.
Il documento, oltre a confermare gli indirizzi del recente congresso nazionale che indicano nel Partito del Socialismo Europeo la bussola dell’autonomia e dell’unità dei Socialisti italiani, propone un progetto per un maggior radicamento e una più attiva presenza Socialista in provincia di Ravenna, a partire dall’organizzazione anche qui, come a livello nazionale, di un’assemblea del Socialismo aperta ad associazioni e a quanti si riconoscono nei nostri valori. Valori che ci fanno…

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I SOCIALISTI A CONGRESSO

Sarà un ampio confronto interno che si svilupperà nel corso di quattro assemblee degli iscritti alle quali il segretario provinciale Francesco Pitrelli illustrerà la propria piattaforma politica e organizzativa per ottenere un nuovo mandato.

Questi gli appuntamenti:
- comprensorio lughese a Conselice giovedì 17 novembre alle 18:00 nella sede di corso Garibaldi 100;
- comprensorio faentino a Faenza sabato 19 novembre alle 10:00 nella sede di corso Mazzini 85 dove, con il segretario nazionale Enzo Maraio, saranno presenti Luigi Iorio, Marco Strada, Francesco Bragagni e Cristiana Maceroni;
- sezione di Russi domenica 20 novembre alle 10:00 nella sede di via Babini 30;
- sezioni di Ravenna e Cervia a Ravenna lunedì 21 novembre alle 18:00 nella sede di via Ghibuzza 12.

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IL N. 11 DI NOVEMBRE 2022 DE il PuntO  (leggilo/scaricalo qui)

DALLA PRIMA PAGINA

MELONI E IL SUO MANIFESTO DELLA NUOVA DESTRA CONSERVATRICE
QUANDO IL MANIFESTO DELLA SINISTRA?

Archiviato definitivamente il centro destra e con esso l’illusione di una alleanza tra liberaldemocratici e conservatori, il progetto meloniano salda le due destre più estreme, quelle ultra liberista e ultra securitaria. Unisce infatti un irragionevole lassismo fiscale e un’insofferenza per le regole a una concezione della sicurezza che considera spesso pericolosi fenomeni che richiedono semplicemente di essere governati secondo i diritti umani e di uguaglianza. Diritti umani e di uguaglianza, conquiste e diritti civili per altro poco o nulla considerati da numerosi esponenti della maggioranza. Qualche perla per esemplificare: tassa piatta, sostanziale liberalizzazione dei pagamenti in contanti, non disturbare chi vuole fare, il denaro rende padroni del proprio destino (e di quello degli altri!). La vantata Leggi tutto

NO A MANIFESTI DISCRIMINATORI 

Da settimane in numerose città d’Italia, e anche in quelle della Romagna, sono comparsi manifesti dell’Associazione Pro Vita & Famiglia che promuovono  apertamente discriminazioni in base al genere e messaggi lesivi delle libertà individuali. Raffigurano il volto di un bambino con espressione triste e imbronciata, mentre due mani di soggetti fuori campo, una delle quali con le unghie dai colori arcobaleno, gli porge un papillon rosso da porre sul capo e un rossetto verso le labbra. Sopra questa immagine campeggia la scritta “Basta confondere l’identità sessuale dei bambini. #Stopgender”. La rappresentazione grafica fa il paio con il contenuto della petizione pubblicizzata nella quale, con toni allarmistici, si afferma che “ogni giorno in centinaia di scuole italiane si svolgono lezioni, attività, corsi su affettività e sessualità profondamente intrisi di ideologia gender... Firma subito la petizione per chiedere al Parlamento di approvare una legge che…

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IL N. 10 DI OTTOBRE 2022 DE il PuntO  (leggilo/scaricalo qui)

DALLA PRIMA PAGINA

DOPO  IL VOTO
 

La sconfitta del centro sinistra era nelle cose, a partire dall’impossibilità di mettere in campo uno schieramento di forze sufficientemente competitivo, così come richiede la vigente legge elettorale. Non per questo, però, essa risulta meno preoccupante, poiché evidenzia anche limiti nella capacità di risultare credibile non solo per una borghesia progressista ma innanzitutto per quanti, rimasti indietro, è necessario rendere possibili tutte le condizioni per favorirne l’emancipazione sociale. Serve, in altri termini, ridare speranza e fiducia nelle istituzioni a tanti che si astengono dal voto, non per scelta ma per disillusione.   

Se così stanno le cose, buttare interamente sulle spalle del nuovo gruppo dirigente socialista uscito dal Congresso di tre anni fa e confermato in quello di luglio di quest’anno, la perdita dell’unico seggio senatoriale del quale il Partito disponeva, è…

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ELEZIONI MARAIO
ORA UN NUOVO INIZIO

“Ce l’ho messa davvero tutta. Ho attraversato, in lungo e in largo, un territorio vastissimo. Ho percorso l’Italia senza sosta, incontrando l’affetto di tanti compagni e di tante persone che hanno deciso di darmi la loro fiducia. Non è bastato.
Il mio collegio, quello di #Roma, che ho avuto l’onore di rappresentare, è stato messo in discussione dall’exploit della destra e dalla storica sconfitta del centrosinistra. Un collegio che era considerato una roccaforte “rossa”, come è anche successo in parte di Emilia- Romagna e Toscana.
Inutile girarci attorno: sono stati commessi troppi errori. Ma nonostante tutto i socialisti hanno deciso di giocare una partita che da subito era apparsa complicata.
Per fare l’analisi della sconfitta ci sarà tempo. E lo faremo presto nei nostri organismi. Ora c’è solo una priorità: mettere in salvo il partito. Grazie a chi mi ha sostenuto, chi mi ha accompagnato in questa avventura, ai compagni che si sono candidati e che…

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UN TUFFO LONTANO

Una catastrofe. Ha più voti Giorgia Meloni dell’intera sinistra. La sinistra italiana è la più debole di tutta l’Europa.
Questa sinistra, guidata da Letta con improvvisazione, è la più piccola che l’Italia abbia mai conosciuto dal 1946.
Una manciata i collegi vinti, e tutti nei centri storici, nemmeno uno in campagna o in periferia.
Ora, un progetto e un bagno di umiltà.

Riccardo Nencini

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il 25 settembre si vota

i seggi sono aperti dalle 7 alle 23


I FAC-SIMILI DI SCHEDA
PER CAMERA 
E SENATO
IN PROVINCIA DI RAVENNA

(apri/scarica qui quella della Camera)
(apri/scarica qui quella del senato)

LA FESTA AVANTI! DI REGGIO EMILIA
SEGNA IL CULMINE DELLA CAMPAGNA
ELETTORALE SOCIALISTA IN REGIONE

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DA il puntO 'SPECIALE ELEZIONI 2022' (scarica qui il puntO)
con l’inserto Migliorare i servizi ferroviari per Ravenna. Le proposte dei Socialisti (scarica qui)

Le novità. I Parlamentari diminuiscono da 945 a 600 e già con la maggiore età si può votare oltre che per la Camera anche per il Senato.

Al seggio riceverete due schede – rosa per la Camera, gialla per il Senato - con le quali esprimere il voto. In entrambe troverete i simboli delle liste o Partiti tra i quali scegliere.

VOTA TRACCIANDO
UNA CROCE SUL SIMBOLO

Il voto viene attribuito alla lista prescelta e, di conseguenza, sia al candidato nel Collegio uninominale sia al listino dei candidati al Collegio plurinominale di cui la lista è partecipe.

Il nominativo del candidato all’uninominale è scritto sopra il riquadro comprendente la lista ovvero le liste di una coalizione che, pertanto, presentano un candidato comune.

Il listino dei candidati nel plurinominale è inserito di fianco ad ogni simbolo di lista, un listino bloccato. Non…

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 DAL N. 7/8 DI LUGLIO E AGOSTO 2022 DE il puntO (leggilo/scaricalo qui)

il Psi è con

ITALIA DEMOCRATICA E PROGRESSISTA

LA LISTA È L'ASSE PORTANTE DELLA COALIZIONE DI CENTRO SINISTRA
UNISCE LE FORZE CHE SI RICONOSCONO NEL PARTITO DEL SOCIALISMO EUROPEO
IL PARTITO SOCIALISTA ITALIANO, IL PARTITO DEMOCRATICO E ARTICOLO UNO
(leggi/scarica qui il programma elettorale)

 

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Tutte le candidati e i candidati della lista nel nostro territorio

CAMERA DEI DEPUTATI

Collegio Uninominale Emilia-Romagna 08 - comprende la sola provincia di Ravenna -
Candidata Bakkali Ouidad

Collegio Plurinominale Emilia-Romagna 03 - comprende le provincie romagnole e di Ferrara –
Nel “listino bloccato” i/le candidati/e sono nell’ordine seguente:
Gnassi Andrea, Bakkali Ouidad, Bulbi Massimo Zappaterra Marcella

SENATO

Collegio Uninominale Emilia-Romagna 04 - comprende le provincie di Ravenna e Ferrara -
Candidata Rontini Manuela

Collegio Plurinominale Emilia-Romagna 01
- comprende le provincie della Romagna, di Ferrara, Bologna e, in piccola parte, Modena -

Nel “listino bloccato” le/i candidate/i sono nell’ordine seguente:
Zampa Sandra, Manca Daniele, Proni EleonoraFiorentini Antonio
_______________________________________________________________ 
Bakkali Ouidad è di Ravenna, Rontini Manuela di Faenza, Proni Eeleonora di Bagnacavallo

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Tra loro, nella nostra Regione, Daria de Luca (42 anni) Segretaria della Federazione provinciale reggiana del PSI. 
Nel Consiglio nazionale del Partito è responsabile del settore “Innovazione culturale e tecnologica". Daria è candidata al Senato della Repubblica nel Collegio plurinominale Emilia Romagna 1 - Province di Piacenza, Parma, Reggio Emilia e Modena.

 

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IL ROSATELLUM IN PILLOLE. La Legge elettorale in breve
e inoltre i Collegi in Emilia Romagna (vedi qui)

Suddivisione dei seggi
il 37% dei seggi (147 alla Camera e 74 al Senato) è assegnato con un sistema maggioritario a turno unico in altrettanti collegi uninominali: in ciascun collegio è eletto il candidato più votato, secondo il sistema noto come uninominale secco;
il 61% dei seggi (rispettivamente 244 e 122) è ripartito proporzionalmente tra le coalizioni e le singole liste che abbiano superato le previste soglie di sbarramento nazionali; la ripartizione dei seggi è effettuata a livello nazionale per la Camera e a livello regionale per il Senato; a tale scopo sono istituiti collegi plurinominali nei quali le liste si presentano sotto forma di liste bloccate di candidati;
NB
: a prescindere dal numero dei seggi da attribuire, le liste dei collegi plurinominali possono contenere minimo 2 e massimo 4 candidati;
il 2% dei seggi (8 deputati e 4 senatori) è destinato al voto degli italiani residenti all'estero e viene assegnato con un sistema proporzionale che prevede il voto di preferenza. 

Gli elettori italiani che per lavoro, studio o cure mediche si trovino all’estero
per almeno tre mesi e alla data del voto in Italia, nonché i familiari con loro conviventi, potranno esercitare il diritto di voto per corrispondenza, opzione che deve pervenire al Comune di residenza entro il 24 agosto.
E' davvero scandaloso che, analogamente, non sia consentito ai cittadini italiani di votare altrove in Italia, qualora per gli stessi motivi risiedano distanti dal loro Comune di residenza: gli inutili e ingiustificati disagi dello spostamento tengono molti elettori, soprattutto giovani, lontani dal voto.  

Liste e coalizioni
Ogni LISTA presenta un programma, dichiara un capo politico e gli eventuali apparentamenti con una o più altre liste al fine di costituire una COALIZIONE. La coalizione deve essere unica a livello nazionale e presentare un solo candidato in ciascun collegio uninominale.

Soglie di sbarramento
Per partecipare all’attribuzione di seggi una lista deve ottenere il 3% dei voti a livello nazionale, una soglia che al Senato, con il computo regione per regiono risukta di fatto assai più elevata.
La coalizione per esplicare appieno i suoi effetti deve comprendere almeno una lista che abbia superato una delle soglie previste e, sommando i voti delle liste che la compongono, almeno il 10% dei voti, alla cui determinazione però non concorrono i voti delle liste che non raggiungano almeno l’1%, i cui voti pertanto nel plurinominale andranno persi.
Per quanto ovvio, senza almeno una lista che abbia superato le soglie previste, il risultato della coalizione e delle liste che la compongono, ai fini dell’attribuzione di seggi, sarà totalmente nullo.
Le liste collegate in una coalizione che non raggiunga la soglia del 10% sono comunque ammesse al riparto dei seggi qualora abbiano superato, a seconda dei casi, le altre soglie previste.

IL SALUTO DEI SOCIALISTI AL PRESIDENTE MATTARELLA
presente a Ravenna il 28 luglio nel centenario dell'assalto
e incendio della sede della Federazione delle Cooperative
da parte delle camicie nere di Italo Balbo 

Siamo orgogliosi di averLa tra noi, Presidente, a ricordarci che dottrina e memoria accompagnano il progresso dell’umanità dal quale soltanto possono trarre alimento l’amore per la pace e la democrazia, la giustizia sociale e il progredire della civiltà.

L’ex Hotel Byron, oggi sede dell’amministrazione provinciale, fu acquistato dalla Federazione delle Cooperative della Provincia di Ravenna per stabilirvi i propri uffici. Ne era padre fondatore e Presidente Nullo Baldini, Deputato socialista dal 1919 al 1924 che nel 1922 aderì al PSU di Turati e Matteotti dove erano confluiti i riformisti estromessi dal PSI.

Il 27 e 28 luglio 1922 le camicie nere di Italo Balbo misero a soqquadro istituti e sedi democratiche della città di Ravenna che consideravano essere uno degli ultimi baluardi rossi contro le prepotenze e violenze fasciste. Il 28 luglio misero a ferro e fuoco la sede della Federazione delle Cooperative della Provincia di Ravenna e, poche ore dopo, la Camera del Lavoro la cui sede è ancora oggi nel luogo dove si trovava al tempo. Lì si ergeva,  fino a metà dell’800, il Teatro Comunitario, allora il maggior teatro della città prima di essere sostituito dall’attuale Teatro Alighieri.

Ma i primi a pagare la loro opposizione al fascismo erano stati i socialisti l'anno prima!
L’ Aurora – il principale dei loro circoli, inaugurato il 1° maggio 1904 grazie agli immensi sacrifici di tanti e tuttora storica sede socialista in città - aveva subito l’aggressione delle camicie nere di Italo Balbo il 12 settembre del 1921. Con gli uomini al lavoro, furono le donne, quelle socialiste in testa, a scongiurare i maggiori danni che l’immobile avrebbe sicuramente patito dall’incendio appiccato a libri, documenti e arredi, se non prontamente circoscritto e spento. È proprio all’Aurora che, per noi socialisti, si ritrova il legame con l’evento che oggi si ricorda. Fu infatti anche grazie alle rimesse dei braccianti cooperatori insediati a Ostia antica dopo aver bonificato l’Agro Romano che essa si poté costruire.

Tutto questo accadeva, va detto, mentre le forze democratiche della città non erano affatto solidali.
La guerra e i sommovimenti sociali e politici che ne erano seguiti, allora ancora in corso, non promettevano nulla di buono. Tutto avrebbe dovuto indicare che si correva verso il baratro: il neonato Partito Comunista che con il suo rivoluzionarismo parolaio spaventava inutilmente molti; il duro scontro tra socialisti massimalisti e riformisti che ne disperdeva le energie indebolendone l'azione; i Repubblicani che, fortemente insediati com’erano a Ravenna e in Romagna, pensavano di scampare il pericolo e di trarre vantaggio per sé e le proprie strutture associative dalla sconfitta della sinistra per mano dei fascisti. E pensare che il nuovo secolo aveva dato a Ravenna il primo sindaco socialista, l’avv. Leone Cilla eletto nel 1902 in alleanza con i repubblicani.
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Per il Partito Socialista saranno presenti all’evento, che si terrà al Teatro Alighieri,
il segretario provinciale Francesco Pitrelli e il segretario comunale Massimo Corbelli

LA DELEGAZIONE RAVENNATE AL CONGRESSO

Guidata dal Segretario provinciale Francesco Pitrelli, la delegazione che rappresenterà la Federazione dei socialisti ravennati sarà inoltre composta dal Segretario comunale di Ravenna Massimo Corbelli e dal Segretario del Circolo "Pietro Nenni" dei Giovani Socialisti della provincia di Ravenna. Li accompagna il nostro augurio di buon congresso. (vedi qui il programma dei lavori)

CONGRESSO NAZIONALE DEL PARTITO IL 15, 16, 17 LUGLIO A ROMA 

in preparazione è convocata l'Assemblea congressuale provinciale per le ore 20,15 di mercoledì 6 luglio presso la sede del psi di Faenza in corso Mazzini 85

La convocazione e il programma dei lavori dell'Assemblea provinciale (vedi qui)
La mozione del Congresso nazionale (vedi qui)

Dall'Avanti! della domenica (Anno XXV N. 9 del 25 giugno 2022)
UNA LUNGA STORIA PER RIPENSARE IL fUTURO
Luigi Iorio Coordinatore Segreteria Nazionale Psi

Dal 15 al 17 luglio il Psi celebrerà a Roma il Congresso del partito. Il nostro obiettivo è estremamente chiaro e molto ambizioso: ricomporre e rafforzare la comunità socialista perché possa dare il suo contributo al Paese in un momento di enorme difficoltà. Un lavoro complesso, avviato tre anni fa con l’elezione del segretario Enzo Maraio e di un gruppo dirigente largamente rinnovato. In tre anni la situazione del Paese si è profondamente trasformata, i movimenti populisti che vinsero le elezioni politiche del 2018 e formarono il primo Governo Conte sono oggi in grande difficoltà e le forze di centrosinistra, uscite sconfitte da quelle elezioni, hanno dovuto man mano sobbarcarsi l’onere di sostenere il governo del Paese negli anni terribili della pandemia e della guerra in Ucraina. Il PSI ha fatto la sua parte in questi anni di emergenza, e intende ora essere presente nelle stagioni che ci attendono e che non saranno prive di difficoltà. Lavoreremo con grande impegno per agevolare la nascita di una nuova grande alleanza, aperta ed inclusiva, che possa portare il centrosinistra a governare il Paese sulla base di un programma che abbia come elementi portanti la crescita del Paese, la riduzione delle disuguaglianze sociali, l’ampliamento della sfera dei diritti degli individui e delle libertà. Non sarà un congresso rituale ma un luogo aperto di discussione, al nostro interno e con i nostri interlocutori politici, italiani ed europei. Parleremo delle difficoltà del mondo del lavoro, di scuola e sanità pubblica, di giustizia giusta e di un fisco che operi per diminuire le disparità sociali.
Il significato della mozione del segretario Maraio, candidato unico alla guida del partito al Congresso, è tutto nel titolo: “Una lunga storia per ripensare il futuro”. Lì parleremo di come siamo tornati nelle piazze e nei luoghi di lavoro, per essere presenti sulle schede elettorali e nelle amministrazioni. E ci impegneremo solennemente a farlo ancora, credendoci fino in fondo. Perché un’Italia senza un Partito Socialista presente e forte, lo dimostrano questi caotici trent’anni di Seconda Repubblica, è un’Italia più divisa, più povera, più ingiusta.

IL N. 6 DI GIUGNO 2022 DE il PuntO  (leggilo/scaricalo qui)

DALLA PRIMA PAGINA 

L’IMPRONTA DEI SOCIALISTI
dal libro “L’impronta” di Mauro Del Bue

I socialisti, e in particolare i parlamentari socialisti, un’orma indelebile l’hanno lasciata nel percorso di rafforzamento delle democrazia italiana, allargando tutti gli spazi di libertà, garantendo i ceti più bisognosi, ponendo mano ad una solida riforma delle istituzioni. L’elenco di deputati e senatori eletti dal Partito Socialista o partiti e movimenti socialisti nel periodo dal 1983 ad oggi è lunghissimo.
Molteplici le profonde innovazioni apportate dai due governi a presidenza socialista, dall’accettazione dell’installazione dei missili a Comiso per rispondere a quelli che l’Urss ci aveva puntato contro, alla difesa della sovranità nazionale mostrata a Sigonella, dal Patto anti inflazione culminata con il referendum vinto del 1985, al nuovo Concordato che sanciva la fine della religione cattolica come religione Stato.
Molto attivo fu l’impegno delle parlamentari socialiste, non c’è legge di libertà e di emancipazione che non porti la firma e l’impegno di una di loro.
La prima legge sul reddito di cittadinanza porta la firma del socialista Agostino Marinetti sindacalista della Cgil della quale fu segretario generale. Fu deputato alla Camera per il Partito Socialista  per tre legislature dal 1983 al 1994. Le leggi ecologiste più rilevanti, quelle sui rifiuti industriali, sui parchi, sulle autorità di bacino portano il nome di Giorgio Ruffolo. E quelle dure contro le mafie furono volute da Claudio Martelli che firmò anche la prima legge  sull’immigrazione.
Sono passati troppi anni, ma non è mai troppo tardi per ripercorre la storia, quando è storia di verità.

FLIP E FLOP
I referendum han fatto flop ma le elezioni comunali han fatto flip
La democrazia italiana non se la passa per niente bene
Editoriale di Mauro del Bue sull’Avanti! online del 13 giugno 2022

Sono diversi i motivi del fallimento dei cinque referendum sulla giustizia. Mi pare che il più rilevante sia il minore senso civico degli italiani rispetto a quello stesso degli anni settanta e ottanta. Allora, si votasse per l’aborto ma anche per la responsabilità civile dei magistrati e per l’abolizione della commissione inquirente, temi non proprio semplici da sviscerare, si riteneva il l’esercizio elettorale un dovere democratico.
E ci si recava alle urne anche contenti di poter decidere direttamente come cittadini, certo anche e soprattutto su indicazione dei partiti, veri strumenti di educazione e di sensibilizzazione sociale. Non parlo dell’89 per cento che votò al referendum abrogativo della legge Fortuna sul divorzio il 12 maggio del 1974, ma anche del 65% che votò sulla legge Reale (davvero gli italiani ne conoscevano il testo?) nel 1978. Parlo anche dei referendum costituzionali, i tre più rilevanti sulla riforma del Titolo  quinto voluta dall’Ulivo, sulla cosiddetta Devolution di bossiana memoria e sulla riforma di Renzi. Davvero i cittadini conoscevano bene i testi di queste innovazioni costituzionali? Ne dubito. Quella bocciata nel dicembre del 2016 non ha visto alcun partito o giornale indicare l’astensione e si é trasformata in un referendum sul governo: per questo non fa testo. Il secondo motivo é il silenzio elettorale, un silenzio assoluto, eclatante. Mai prima di oggi, sormontati dal clamore per l’esplosione di una guerra ai confini con l’Europa e reduci dai drammi di una pandemia forse al tramonto, i referendum su cinque quesiti importanti per la vita di ciascuno sono stati ignorati (quando non palesemente falsificati) da tutto il mondo dell’informazione. Ciò ha costituito un precedente non trascurabile per il democratico esercizio di un diritto costituzionale. Ma ce n’é un terzo, ovviamente, che deve spronarci a modificarne l’uso. Ovvio che sia meglio concentrare i quesiti a poche decisive domande chiedendoci anche se non sia il caso di abbassare il quorum per la loro validazione. In fondo oggi eleggeremo sindaci in elezioni prive della maggioranza assoluta degli aventi diritto, mentre già tale maggioranza non é richiesta per i referendum confermativi. In un’Italia sbalestrata e squilibrata da una comunicazione impazzita, in un’Italia che segue ogni volta chi urla più forte, in un’Italia, unico caso in Europa, dove non esistono più i partiti storici e che vota ad ogni elezione, dal 1994, per le opposizioni e contro i governi, ci mancava il deserto di una comunicazione inesistente. Forse esagero. Ma la casa barcolla. I referendum han fatto flop ma le elezioni comunali han fatto flip. La democrazia italiana non se la passa per niente bene.

Proprio i partiti, aggiungiamo noi, quelli che hanno stravolto e tradito molti risultati referendari, e che si sono rinsecchiti per non avere fatto argine allo strapotere degli altri poteri con l fine poco nobile di veder cadere nella polvere gli avversari anche al di fuori dello scontro politico. I partiti che hanno rinunciato alla loro funzione sempre succubi del demagogo di turno fino ad essere pressoché inesistenti.
Nella ‘prima’ Repubblica i partiti avevano complessivamente non meno di 4 milioni di iscritti e di conseguenza centinaia di migliaia di attivisti e ancor più numerosi partecipanti al dibattito interno dove formarsi opinioni nel confronto reale con altri. Ora tutto si è ridotto a un decimo* mentre l’età media si è considerevolmente alzata. Dunque, come si può pretendere che partiti che non hanno un’ossatura ideale definita e una consistenza organizzativa decente possano guidare gli elettori a compiere delle scelte andando al voto. Spieghiamolo a chi insiste a dire che ha visto poca mobilitazione e pochi banchetti. E chiediamo pure ragione del poco rispetto delle proprie funzioni istituzionali a quanti, esponenti delle Istituzioni, hanno disertato le urne.
Registriamo, in ogni caso, che hanno ottenuto oltre il 70% dei SI proprio i quesiti referendari critici verso la magistratura: separazione delle carriere, estensione del giudizio professionale sui magistrati agli avvocati e ai professori di diritto, riforma per liberare il CSM dallo strapotere delle correnti.
_____________________________

*in Provincia di Ravenna, ad esempio, erano 65/70.000 e oggi sono 7/8.000

12 GIUGNO
REFERENDUM SULLA  GIUSTIZIA
sintesi quesiti referendari a fine testo

I socialisti hanno sempre sollevato la necessità di affrontare i problemi decisivi per il funzionamento della giustizia, come il sovraffollamento delle carceri, i processi lunghi e senza le adeguate garanzie. Si aggiunga il nodo delle correnti nella magistratura, un nervo scoperto da correggere. Quello della giustizia è settore per troppo tempo non affrontato dalla politica con interventi legislativi. Se c'è la strada referendaria la percorriamo in modo assolutamente convinto. I referendum sono la prova di una svolta democratica nel Paese. Una svolta che resterà ancora volta incompiuta dopo che la Corte Costituzionale ha bocciato senza appello i referendum sui fine vita e la legalizzazione delle droghe leggere. Nel caso specifico i cinque quesiti referendari del 12 giugno prossimo non sono un atto di ostilità alla riforma Cartabia, non sono in contrapposizione, sono l'opportunità per migliorarla. Li consideriamo un pungolo, uno strumento necessario per ridare al Paese un sistema giudiziario più equo e giusto.

Facciamo un appello agli italiani perché partecipino al voto affinché vengano ripristinati gli equilibri costituzionali e certi tra i poteri dello Stato.

IL N. 5 DI MAGGIO 2022 DE il PuntO  (leggilo/scaricalo qui)

LA PRIMA PAGINA DI QUESTO NUMERO 

LA FESTA DELL’EUROPA NELL’ISOLA DEL CONFINO

Il nostro futuro. Un’Europa di pace, sociale, dei diritti, del lavoro,  il tema al centro dell’incontro che si è tenuto il 9 maggio scorso a Ventotene dove i Padri fondatori nel 1941 scrissero il     MANIFESTO DELL’EUROPA UNITA documento fondamentale per lo sviluppo dell'idea federalista europea,la BIBBIA DELL’EUROPEISMO LIBERO E DEMOCRATICO.
Una delegazione composta dal Partito Socialista, il capodelegazione Pd al Parlamento Europeo e il coordinatore nazionale di  Art.1 si è recata per rendere omaggio alla lapide di Altiero Spinelli, uno dei fondatori del Manifesto, e alla mensa che Sandro Pertini gestiva per i confinati socialisti. In rappresentanza del Partito sono intervenuti, oltre al segretario nazionale Enzo Maraio, la responsabile Esteri Pia Locatelli e la presidente del Consiglio Nazionale dei Giovani Maria Pisani.
Maraio nel suo intervento ha ribadito: “Oggi come allora è necessario tenere alti i valori dell’Europa unita e solidale. Riaffermare i principi che hanno ispirato i Padri fondatori, su questi valori dobbiamo vincere la sfida che è lo spartiacque per definire il ruolo dell’Europa nel mondo e il modello economico di Europa che vogliamo costruire. Bisogna prepararsi a difendere i cittadini dalle crisi già in atto come quelle sanitaria, energetica ed ambientale, per tutelare il nostro futuro. Nel testo del Manifesto di Ventotene traspaiono le ideedi FilippoTurati che già nel 1896 nel suo primo discorso alla Camera auspicava che gli Stati Uniti d’Europa dovessero essere una tappa verso gli Stati Uniti del mondo”.
L’isola a sud di Ponza, un lembo di terra lungo 2700 metri e largo meno d'un terzo, oggi  sinonimo di europeismo, ospitò ciò che può definirsi il gotha dell'opposizione al regime fascista: socialisti, anarchici, repubblicani, militanti del Partito d'Azione e antigovernativi senza bandiera, ritenuti pericolosi per lo Stato e irriducibili. Il regime fascista per tredici anni riunì coattivamente sull’isola donne e uomini coraggiosi per svilirli e umiliarli nella loro dignità, ma inconsapevolmente la trasformò in un’occasione irripetibile per la storia futura del nostro Paese. Da luogo di umiliazione si divenne luogo di testimonianza e di riscatto per tutti coloro che, opponendosi alla sopraffazione, decisero di difendere con dignità le proprie idee. Ottocento confinati politici, ben sorvegliati da trecentocinquanta fra militi fascisti e poliziotti.
Vi soggiornarono anche alte personalità non gradite al regime come Sandro Pertini arrivato a Ventotene dopo complesse peripezie carcerarie. Il federalista europeo Altiero Spinelli, Ernesto Rossi della Brigata partigiana Giustizia e Libertà ed Eugenio Colorni - socialista e antifascista, uno dei massimi promotori del federalismo europeo - si dedicarono alla stesura del Manifesto.
Le tragedie del Continente sono nate tutte dai nazionalismi e dagli egoismi dei singoli Stati sovrani”. (Eugenio Colorni)

 9 MAGGIO. UNA DATA STORICA

Ci sono eventi partecipando ai quali ti senti di essere dentro la storia. Questo è il sentimento intenso che ho provato partecipando alla cerimonia di chiusura della Conferenza sul futuro dell’Europa che si è tenuta a Strasburgo. Quando sono stata invitata mi sono sentita onorata ed insieme orgogliosa di esserci in un momento storico per l’Europa. Questa Conferenza è stata un esercizio unico di cittadinanza europea, un impegno per colmare il divario tra le aspettative di tutti e tutte noi e quello che l’Europa deve fare per essere all’altezza dei valori su cui si regge. Si tratta di un momento storico e ora serve accelerare la proposta del Parlamento europeo per la convocazione di una Convenzione per la revisione dei Trattati comunitari e il superamento del voto all’unanimità. Un passo necessario da fare presto, anzi prestissimo! (Pia Locatelli, responsabile Esteri)

L’AURORA PRONTA A UN NUOVO FUTURO

Come socialisti siamo consapevoli che l’Aurora è la nostra storia. Per la sua realizzazione fece sacrifici immensi agli inizi del ‘900  quel popolo socialista che si batteva per la giustizia sociale. L’Aurora, come casa dei socialisti, patì i soprusi del fascismo e di nuovo furono necessari sacrifici per riacquistarla dal “maltolto” del regime fascista. Come eredi averla conservata, mantenuta e via via ammodernata, pur a costo di cospicui investimenti a volte al limite della nostra portata, ci rende orgogliosi e oggi premia i sacrifici fatti. C’erano dunque tutte le premesse ambientali e strutturali perché l’associazione Slow Food fosse interessata a gestire l’attività di ristorazione, e non solo, del Circolo Aurora. Slow food è un movimento culturale internazionale nato nel 1986 con lo scopo di difendere la centralità del cibo genuino e il suo giusto valore, il paesaggio, la storia, le tradizioni e i diritti.
Ancora una volta i socialisti e la loro cooperativa proprietaria dell’immobile si sono accollati una parte importante di oneri per gli adeguamenti necessari alla nuova attività: innanzitutto una più ampia e funzionale cucina. La nuova gestione ha ritenuto poi di realizzare un importante intervento nell’area cortilizia: un’ampia  serra e  un orto/giardino presto compiutamente fruibile come luogo di conoscenza della natura e percorso didattico, di convivialità, svago e intrattenimento. Da alcuni mesi è attivo il ristorante e dal 18 maggio gli appuntamenti musicali.
In questa meravigliosa cornice il 10 maggio Slow food e il Circolo Aurora hanno ospitato il Sindaco Michele de Pascale che si è complimentato per la ripresa dell’attività e la rinnovata veste. Nell’occasione il direttore della biblioteca Oriani Alessandro Luparini ha ripercorso gli eventi storici e politici che hanno preceduto la realizzazione dell’Aurora inaugurata il 1° maggio 1904 e le successive persecuzioni perpetrate dal regime fascista.
__________________________________________________________________________________________________________________________________ Ravenna via Ghibuzza 12  0544 262989 – 327 2061248 circolo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.   www.circoloaurora.it e su

 IL N. 4 DI APRILE 2022 DE il PuntO (leggilo/scaricalo qui)  

DA QUESTO NUMERO
IL VALORE DELLA LIBERTÀ
La Resistenza è Resistenza sempre, a qualunque latitudine ed epoca storica, significa mettere in gioco la propria vita per l'indipendenza del proprio Paese. Là dove la libertà e la democrazia sono minacciate e aggredite, là c'è Resistenza e bisogna sostenerla in ogni modo.
Sono trascorsi 75 anni dalla fine della guerra e dalla liberazione dal nazifascismo in Italia avvenuta anche grazie all'eroismo di uomini e donne che fecero la Resistenza, mentre un'altra guerra deflagra da più di due mesi sull'uscio di casa nostra,  in Ucraina.  Il chè  ha conferito al 25 aprile di quest’anno un significato di tragica attualità, di un particolare e diverso valore simbolico. Di fronte alla guerra in Ucraina la storia sta riproponendo all'Europa la   lotta per la libertà che fecero i nostri partigiani. Erano spinti dall'orgoglio di fronteggiare vittoriosamente una macchina bellica poderosa e spietata. Mossi dalla voce della coscienza, dal senso del dovere, dal  bisogno di riscattare, con un gesto gratuito di libertà, la servitù di un popolo per riappropriarsi di una sovranità individuale come un atto di rifondazione esistenziale. La Resistenza italiana fu una prova di maturazione civile, non bisogna dimenticare che la Resistenza forgiò anche una classe dirigente, in grado di far funzionare e rinascere le città appena liberate.
Prendere le armi non fu solo una cruciale esperienza militare, non la fece soltanto chi imbracciò le armi ma anche coloro che offrirono, pur senza armi, un sostegno concreto spesso decisivo. Inizialmente  aderì una minoranza eroica di alcune migliaia di uomini e donne ma  nel corso di venti mesi arrivarono a toccare punte di 200 mila. A un approccio più consapevole e maturo hanno contribuito in questi decenni anche i racconti dei partigiani e delle partigiane, i loro vissuti emersi dalle testimonianze, raccolte oralmente da molti storici. I pochi ancora in vita sanno cos'è la guerra, cosa significano davvero le parole invasione, paura, libertà. Le loro voci sono importanti, voci che presto spariranno, far conoscere quali furono i loro valori è un modo per combattere le derive razziste e antisemite che si sono intensificate  in Europa, e non solo. La memoria è andata persa in un processo di negazione della storia, la rabbia sociale ha oscurato la memoria e la fine dei partiti che hanno fatto la Resistenza ha contribuito a questa deriva. Ci sono forze, anche se minoritarie, che tendono a rivalutare il fascismo, a negare i valori della Resistenza a cancellare una memoria che i giovani  hanno il diritto di conoscere. A un giovane di oggi la Resistenza si spiega che vale sempre la pena intraprenderla  quando è in pericolo la libertà e che non bisogna arrendersi alle prepotenze.
Per difendere la propria indipendenza il popolo ucraino sta facendo Resistenza all’imperialismo nazionalista, aggressivo, violento, distruttivo e feroce di Putin. L’attacco violento della Federazione Russa al popolo ucraino non ha alcuna giustificazione, la pretesa di dominare un altro popolo, di invadere uno Stato indipendente, ci porta alle pagine più buie dell’imperialismo e del colonialismo. Non si può che stare dalla parte del più debole, è doveroso sul piano morale e politico, evitando in ogni modo e con tutte le forze che la situazione possa degenerare in una guerra mondiale. Quel popolo va sostenuto in tutti i modi possibili per questo è indispensabile che la voce dell'Europa unita divenga più forte, applicando sanzioni ancora più stringenti nei riguardi della Russia  intensificando però nel contempo le vie della diplomazia.  La  Nato poi deve esercitare un ruolo che in questi anni e in questo momento tragico assolutamente manca.                                                                          

TORNA IN EDICOLA L'AVANTI! DELLA DOMENICA

L'Avanti! della Domenica esce per la prima volta nel 1903 e fino al 1907 affianca come periodico culturale il quotidiano socialista Avanti! che si pubblicava già da natale del 1896. Nel secondo dopoguerra ne diviene il formato domenicale fino alla cessazione delle pubblicazioni del quotidiano stesso a novembre del 1993. Dal 1998 al 2006 riprende ad uscire come organo ufficiale dei Socialisti Democratici Italiani – SDI.

Sarà di nuovo nelle edicole ogni sabato assieme a Il Riformista (€.2,00 la
copia) a partire dal 30 aprile 
in concomitanza con le celebrazioni - il 29 e 30 aprile - del 130° del Partito a Genova dove fu fondato nel 1892.
 
Ci si potrà inoltre abbonare per ricevere on line tutti i giorni Il riformista e il sabato anche l'Avanti! della DomenicaL'abbonamento annuale costa €.100,00 ed è un sostegno importante all'iniziativa editoriale del Partito.
 
Di seguito le modalità per abbonarsi:
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IL N. 3 DI MARZO 2022 DE il puntO  (leggi/scarica qui)

LE FOTO

             

Manifestazione di protesta delle donne ucraine           Periodico (1944-47) clandestino
   il 18 marzo a Leopoli: 109 passeggini vuoti,              delle donne socialiste bolognesi
     il numero dei bambini uccisi dalla guerra
                

Chi non vuole il Cessate il Fuoco?

L'AVANTI! PER LA PACE
L'UCRAINA RIDÀ UN'ANIMA ALL'EUROPA

Pressioni sulle istituzioni internazionali per la pace
così nel numero di marzo-aprile 2022 (leggilo/scaricalo tutto qui)

Anteprima
In una lettera al segretario generale dell'Onu, Antonio Guterres, si chiede di iniziare a garanture il Cessate il Fuoco dal cielo, fino ad un completo cessate il fuoco in terra e in mare. Il Segretario Generale ha una competenza in merito alla guerra sia di tipo Delegata che di Autonoma iniziativa Politica.

Non agisce nè in modo nè nell'altro e porta una responsabilità morale sulla carneficina in corso, la cui origine è certamente nella violazione della legalità internazionale dela Russia con l'invazione dell'Ucraina, ma su cui chi ha il potere di proporre una risoluzione, ormai da più parti invocata, quella del Cessate il fuoco, che si risolverebbe in un unico articolo di un'unica riga. E permetterebe, oltre all'interruzione della tragedia umana in corso, anche l'apertura una trattaiva stabile e credibile, non sotoposta alle variazioni della guerra sul campo.
Il generale Leonardo Tricarico spiega perfettamente quale dovrebbe essere l'iter: "Abbiamo sentito Biden proporre l'alternativa tra sanzioni o guerra mondiale. Mai un stimolo forte per condure dei negoziati come Cristo comanda secondo liturgie ormai conosciute da tutti. Anche le Nazioni Unite si limtano a condannare, ma non mettono in campo un'iniziativa di pace e dei negoziati seri. Negoziati seri che passano attraverso l'individuazione di un posto neutro che vada bene ad embedue i contendenti, di un garante che appartenga ad un paese non coinvolto (un brasiliano, un peruviano, ad esempio) e infine dei tavoli che si attivino con le armi che tacciono. Questi sono i minimi fondamentali che non mi sembra qualcuno invochi. Intanto si fanno dei negoziati un tanto al chilo, mentre le armi continuano a tuonare".

CHI NON VUOLE IL CESSATE IL FUOCO POTENDOLO PROMUOVERE VUOLE CHE LA GUERRA PROSEGUA. E' UN DATO DI FATTO.

Occorre una ferma iniziativa della Commissione Europe, che latita.
Dei Paesi anche come l'Italia, già la Germania e la Francia (che fanno parte del Consiglio di Sicurezza) lo hanno chiesto ma non hanno formalizzato la propria posizione, che possono cooperare alla convocazione della riunone insistendo su Antonio Guterres.
Dei sindacati europei, anche con una giornata di moblitazione generale dei lavoratori di tutti i Paese della Unione.

Alla fine lo farà il Papa. Ultima speranza in un mondo che non quadra. Stati Uniti compresi che avrebbero più di altri la forza per imporre una votazione sul Cessate il Fuoco. Ma i grandi quotidian americani (Washington Post, NY Times) non titolano  "Guerra in Ucraina", bensì "Guerra in Europa". Una previsione autoavverantesi?

Se così fosse è sempre più probabile che si scivoli verso un conflitto mondiale consapevolmente , non necessariamente nucleare, ma già in parte in corso -  anche se per procura - sulla pelle ucraina. In tal caso l'Avanti! e suoi Amici non daranno "nè un uomo nè un soldo" all'autodistruzione del mondo e inviterà a disertare il conflitto. Come è sempre stato nella sua tradizione, a partire da Turati e da Matteotti.

8 MARZO
L’ORGOGLIO DELLE DONNE UCRAINE

Nella guerra della Russia di Putin contro l’Ucraina che scoppia di testosterone, la messa a terra sono loro, le donne sul campo, quelle che combattono in battaglia, nella resistenza o nella lotta clandestina.  Nelle città svuotate la rete di supporto logistico è retta dalle donne ucraine, sono loro che organizzano la resistenza, riforniscono i bunker, aprono case, alberghi, uffici per ospitare gli sfollati. E’ impossibile stabilire esattamente quante siano quelle impegnate nella resistenza delle città e nelle reti di supporto a esercito e sfollati. Quando si combatte per gli stessi ideali le differenze tra uomini e donne non esistono. Le donne sono state il catalizzatore che ha portato il regime del dittatore della Bielorussia - durato ventisei anni - del sull’orlo del collasso nell’estate del 2020. Ed ora in Ucraina, le donne sono preparate per affrontare un altro autocrate patriarcale, Vladimir Putin.

Mobilitarsi per la libertà dell'Ucraina 
 
UNA BELVA SULL'USCIO DI CASA
 
Il popolo ucraino ha conquistato l’indipendenza nel 1991 con la dissoluzione dell’Unione sovietica, tuttavia nel 2000 con l’avvento di Putin la morsa russa è tornata a stringersi. Instabilità politica, conflitti e torbidi si sono moltiplicati toccando l’apice durante la presidenza Yanukovic, un quisling filorusso, un corrotto miliardario che ingannò il suo paese illudendolo di negoziare un trattato con l’Unione Europea.  Al richiamo di Putin, Yanukovic ruppe il negoziato con l’Europa nella quale gli ucraini riponevano le loro speranze di un futuro di libertà e dignità. La protesta popolare divampò soprattutto nella capitale e in quel 2014 piazza Maidan divenne famosa in tutto il mondo per il coraggio e la tenacia con cui decine – a tratti centinaia – di migliaia di insorti per più di tre mesi occupando la piazza reclamarono le dimissioni di Yanukovic e l’adesione all’Unione Europea. Resistendo alle bastonature, alle granate stordenti, al cecchinaggio, alle cariche della polizia, delle forze speciali e dei mercenari filo russi gli insorti di tutte le fedi religiose e politiche testimoniarono la loro voglia di libertà e di Europa con più di duecento morti e mille e ottocento feriti. Infine il coraggio pagò: l’opposizione parlamentare per un momento si unì e Yanukovic fuggì a Mosca con le valige piene di miliardi. La reazione di Putin fu rabbiosa: la Crimea fu annessa alla Federazione russa con un colpo di mano militare velato da un referendum organizzato da un occupante straniero. Subito dopo cominciò l’assedio russo a due città della regione orientale del Donbass, Donetsk e Lughanks poi erettesi a repubbliche indipendenti sotto la presidenza di due fedeli di Putin. L’indipendenza è durata lo spazio di un mattino: le due neonate repubblichette subito riconosciute dal Parlamento russo sono state ancor più prontamente annesse alla Federazione Russa. 
Con la sfrontatezza di chi usa la forza sicuro di non incontrare resistenza in una inquietante conferenza televisiva Putin ha comunicato a pochi dignitari del suo regime le sue volontà correggendo le dichiarazioni dei suoi subalterni quando non ricalcavano esattamente le sue parole. La novità del discorso di Putin è una ricostruzione storica che fa acqua da tutte le parti soprattutto da quella che ha negato l’esistenza storica dell’Ucraina come nazione distinta dalla Russia. Le storie delle due nazioni sono certamente intrecciate ma, all’opposto di quel che dice Putin, già prima dell’anno mille l’U-craina (terra sul confine) era stata cristianizzata dalla chiesa bizantina in lotta con quella franco germanica e la capitale Kiev era così evoluta da edificare splendide basiliche come Santa Sofia e monasteri come San Michele. A quel tempo le immense pianure che poi costituiranno la Russia erano invase dalle orde mongole e furono proprio gli ucraini a battezzarle con il nome di Rus’.  
E l’Europa? E l’occidente? Minacciano sanzioni se l’aggressione russa non si ferma e Putin stringe d’assedio tutta l’Ucraina. Non si vede neppure una mobilitazione delle coscienze di fronte alla nuda verità: è cominciata un’altra guerra nel cuore dell’Europa. La sua nazione più grande, l’Ucraina con i suoi 600.000 kmq al centro del vecchio continente, viene aggredita e smembrata perché vuole essere libera di essere europea. Certo, la Russia è molto più grande, ma, secondo l’attuale czar (cesare, kaiser ecc) Putin, “la Russia non è né Europa né Asia, è Russia”. In effetti è essa stessa un continente, anzi, è un impero bicontinentale grande trentadue volte l’Ucraina e sessantatre volte l’Italia. La nazione più grande al mondo ha un PIL di soli 1480 miliardi di dollari ben al di sotto di quello italiano coi suoi 1881 miliardi, un reddito medio per abitante di 10.000 dollari annui contro i 31.000 dell’Italia. Come è noto la risorsa economica della Russia è il gas – 51% del pil – e dal gas dipendono molte nazioni europee - tra le prime l’Italia. Tanto basta per inginocchiarsi?
Da ragazzo sentii dire “meglio rossi che morti”, ieri che non si può morire per la Crimea, oggi per il Donbass, domani lo si dirà per Kiev. Rinunciare alla libertà e alla dignità per il gas invece si può? Non ci hanno insegnato nulla gli insorti di piazza Maidan e tutti gli italiani che prima di loro morirono per la libertà di vivere e di scegliere da che parte stare? Non si vive di sola economia e chi si fa pecora il lupo se lo mangia.
Claudio Martelli 

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