Articolo Uno e Partito Socialista
Allargare e rinnovare il campo del centro sinistra
per rafforzare l’alternativa alla destra

A seguito della riunione del 28 marzo tra le segreterie nazionali di Articolo Uno e Partito Socialista Italiano, il 12 aprile si sono incontrate le delegazioni ravennati delle due forze politiche guidate dai rispettivi segretari provinciali Luca Ortolani e Francesco Pitrelli. Nel merito dei contenuti scaturiti dalla riunione nazionale si è condivisa in particolare la necessità di rilanciare una piattaforma larga e inclusiva di tutti i progressisti, democratici ed ecologisti anche alla luce della fase drammatica che il Paese dovrà affrontare a mano a mano che la crisi sanitaria continuerà a far ricadere i suoi effetti sul piano economico e sociale colpendo nel profondo gli equilibri delle comunità.

Rimarcando l’appartenenza comune alla famiglia del socialismo europeo si è concordato un impegno per un approfondimento costante su programmi e proposte del Governo Draghi per offrire un contributo utile nel segno di un’alleanza della sostenibilità. A tal fine serve rafforzare l’alternativa alla destra fin dalle prossime elezioni amministrative e stimolare gli alleati alla necessaria innovazione nelle scelte politiche, a cominciare dal ribadire con nettezza che senza salute non c'è ripresa e che nella pandemia aumentano le disuguaglianze da colmare.

Toccato anche il nodo amministrative, rispetto alle quali si riconosce particolare importanza all’obiettivo generale di rappresentare la sinistra riformista nell’ambito delle coalizioni di centro sinistra, anche a Ravenna. In provincia questo progetto si è già manifestato anche in altri comuni con sintesi diverse, come ad es. Sinistra per Lugo e Faenza Coraggiosa. Serve andare oltre e farlo indipendentemente da quali siano in questa fase le formule di partecipazione alle elezioni. 

Dobbiamo riuscire a consegnare ai nostri elettori di riferimento e soprattutto alle nuove generazioni il patrimonio di ideali che hanno illuminato il progresso sociale e civile, tutelato i più deboli, messo al centro il rispetto del lavoro e della persona. Una comune battaglia verso le discriminazioni, per allargare i diritti e la democrazia, la fratellanza e la solidarietà. Una grande storia e grandi ideali che, soprattutto in un tempo in cui tutto cambia, possono tornare a generare entusiasmo e ispirare nuovi protagonismi.

Apriamo un confronto su sviluppo sostenibile, questioni ambientali, infrastrutture e trasporti, sanità, scuola, lavoro, diritti civili, nuovo statuto dei lavori. Ridiscutiamo alcune scelte in ambito sanitario, sull’assetto istituzionale, sul regionalismo differenziato e gli strumenti di partecipazione. Alla luce di questi temi è emersa anche la volontà di ospitare a Ravenna un evento nazionale tra PSI e Articolo Uno per contribuire ad aprire un dibattito pubblico  tutto rivolto alle sfide inedite che abbiamo di fronte in Parlamento e nel Paese.

LIVORNO 1921 - XVII CONGRESSO DEL PARTITO SOCIALISTA ITALIANO
LE DUE VIE, IL RIFORMISMO SOCIALISTA E IL COMUNISMO
La corrente comunista abbandona il congresso socialista e fonda il Partito Comunista d'Italia

 Ogni scorciatoia allunga il cammino

giacché la via lunga è anche la più breve

perché è la sola.

dal discorso di Filippo Turati, leader dei riformisti, al Congresso

IL N. 3 DI MARZO 2021 DE il puntO  (qui per leggerlo e scaricarlo)

da questo numero
LA GIUSTA LOTTA PER IL RISPETTO DEL LAVORO

Il 22 marzo 2021, per la prima volta al mondo, si sono svolti scioperi nazionali delle lavoratrici e dei lavoratori, compresi i dipendenti della filiera, dell’azienda statunitense Amazon - il più grande e importante sito di commercio online mondiale. In Italia lo hanno proclamato i sindacati di categoria per ottenere dalla multinazionale la riduzione dei disumani e insostenibili carichi e ritmi di lavoro, la stabilizzazione dei troppi lavoratori precari, il rispetto delle normative sulla salute (covid) e la sicurezza, gli aumenti salariali.
Oggi non è facile chiedere ai lavoratori di scioperare, ma combattere e rivendicare i diritti per la propria dignità è l’unica strada possibile per contrastare lo sfruttamento e affermare il diritto a un lavoro di qualità. Per questo i socialisti ritengono che la straordinaria adesione allo sciopero abbia aperto una pagina nuova nella storia delle lotte operaie, sindacali e democratiche.

 IL N. 1 DI GENNAIO 2021 DE il puntO  (qui per leggerlo/scaricarlo)

CON LA NUOVA TESSERA
È APERTA L’ISCRIZIONE AL PARTITO PER IL 2021
La quota associativa ordinaria è di €. 52.00 che potrà
essere versata anche tramite bonifico bancario intestato
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per usufruire, con la dichiarazione dei redditi dell’anno
successivo, di una detrazione – causale: “erogazione liberale”.
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TRANSIZIONE ENERGETICA. SERVE UN CENTRO DI RICERCA AVANZATO
In una recente intervista il Sindaco di Ravenna ha descritto la sua città imprenditoriale, politica, sindacale e civile compattamente schierata a fianco di Eni – Saipem sulla politica di conferma e implementazione delle attività estrattive, in particolare a favore di un progetto di “idrogeno blu” che prevede ancora l’estrazione del  gas metano. Il progetto che propone Eni consiste nella realizzazione del più grande sito di cattura e stoccaggio di anidride carbonica del mondo nei giacimenti esauriti al largo delle coste ravennati. È importante però  ricordare che da tempo diverse forze politiche, tra le quali il Partito Socialista, e associazioni ambientaliste che da anni si occupano di clima, esprimono forte contrarietà. Si tratta di una realizzazione costosissima, circa 1,35 miliardi di soldi pubblici, inefficace per il contrasto all’emergenza climatica, potenzialmente rischiosa e inquinante. Inoltre, con tale realizzazione inevitabilmente si continuerebbe a tenere in vita il fossile e a rinviare a tempo indefinito l’inizio di una vera svolta ecologica nel settore dell’energia sul territorio. Un progetto che non rientra nei parametri europei. L’Europa, che scommette sull’idrogeno verde prodotto dall’acqua con energie rinnovabili più che dal metano, non lo avrebbe mai approvato. Non a caso, dopo un’iniziale trionfalistico annuncio del Presidente del Consiglio che sei mesi fa lo aveva orgogliosamente annunciato  come  esempio “strategico per la modernizzazione e la transizione energetica dell’Italia” su cui puntare, è stato escluso dall’elenco dei progetti del governo finanziabili con il Recovery plan. L’impianto però figura ancora nel piano industriale di Eni, è quindi importante continuare a vigilare, consapevoli che le grandi compagnie hanno ancora una fortissima influenza sulle scelte politiche.

 IL SOCIALISMO DELLE ORIGINI E LA QUESTIONE FEMMINILE
Anna Kuliscioff, leader del femminismo europeo

Nel 1890 al Circolo Filologico milanese,
il manifesto "anticlassista" della parità
tra uomo e donna. 
Non subito condivisa
da Turati, fece poi scuola nel mondo  

Il 27 aprile 1890 Anna Kuliscioff tiene, prima donna in Italia, una conferenza al Circolo Filologico milanese di via Clerici; tema dell’incontro “Il monopolio dell’uomo”. La sala è affollata, in specie da ragazze interessate al nuovo, fuggite dalla tutela familiare e dall’ordine di non partecipare ad un incontro con una ex terrorista! Il discorso si tenne nell'anno che precede la nascita della Critica Sociale, la rivista fondata assieme a Filippo Turati da cui prese impulso nel 1892 il Partito socialista. A giusto titolo "Il monopolio dell 'Uomo" e' ritenuto il manifesto del femminismo italiano: la Kuliscioff infatti fu protagonista della battaglia per l' eguaglianza delle donne nella società e non solo per la loro emancipazione, parola che lei riteneva ambigua e che a suo dire denotava anche un difetto del "sentimentalismo" femminile dietro cui si giustificava la sua debolezza, anche se certamente reale, ma imputabile a ragioni storiche e sociali profondamente radicate nel tempo e introiettate. In sostanza, al pari della D’Hericourt ( che polemizzo' con Proudhon) e del filosofo liberale e socialista Stuart Mill, per la prima volta in Italia, alla vigilia del sorgere del socialismo, la Kuliscioff poneva sotto un' altra luce la questione della subordinazione femminile nella società e nella famiglia rispetto alla consuetudine - anche nella sinistra e nella democrazia di allora: l' inferiorità della donna non è un fatto "naturale", antropologico, ma un fatto di natura sociale. In questo Anna superava un confine mai valicato nella stessa cultura positivista e scientista che era la base del "progressismo" di fine ottocento. Introduceva cioè il concetto di eguaglianza sotto il profilo morale e non solo economico, introduceva cioè l'autonomia del concetto di umanità rispetto alla storia sociale. È l eguaglianza tra uomini e donne in quanto enti morali a dare legittimità alla giustizia, a renderla misura della moralità sociale in coerenza con il diritto naturale. Per converso, la condanna dell' ingiustizia sociale non era più concepita meramente come ingiustizia "misurabile e quantitativa", ma - con la questione femminile così posta - la questione dell' eguaglianza assumeva la qualità di un valore universale mai compiutamente raggiunto nella storia, e per questo motore continuo del movimento dei lavoratori solo se movimento anche di giustizia in generale. Le parole di Anna quella sera di aprile del '90 conquistano il pubblico; ma a coinvolgere i presenti è soprattutto lo stile passionale con cui si esprime. Solo il lavoro sociale e retribuito al pari dell’uomo può portare la donna alla conquista della libertà, della dignità e del rispetto; mentre il matrimonio non fa che umiliarla in una dramma che le toglie la personalità e l’indipendenza. Ella sostiene, in uno scritto successivo, che vi sono “due forme oggi imperanti di servitù della donna nei rapporti sessuali: la prostituzione propriamente detta e il matrimonio a base mercantile”. Oggi tutto questo sembra ovvio, ma allora era considerato un vero e proprio sacrilegio, anche nel movimento dei lavoratori e non sono poche le polemiche che Anna dovette affrontare con i socialisti e persino col suo stesso compagno di vita Filippo Turati, ad esempio sul diritto al voto anche per le donne. Prova ne è che persino la "sua" Critica Sociale pubblica questa conferenza solo quattro anni dopo, nel 1894. Evidentemente più' che di censura, si trattava di non creare eccessivo scandalo nel nascente movimento socialista. 

Dalla Conferenza “Il monopolio dell’Uomo” di Anna Kuliscioff

 “Potrebbe, teoricamente, sembrare che, poiché al giorno d’oggi il privilegio di qualsiasi natura – cardine essenziale di tutti gli istituti sociali, dei diritti civili e politici, dei rapporti fra le varie classi e fra l’uomo e la donna – viene discusso, combattuto e perde terreno dovunque – potrebbe sembrare, dicevo, che da ciò venir dovesse anche un po’ di giustizia per la donna, la vittima più colpita nei rapporti sociali moderni. Chi osserva spassionatamente i fenomeni sociali moderni deve riconoscere che la condizione sociale della donna, questo elemento così importante della civiltà, è uno dei fenomeni più tristi in mezzo alle istituzioni moderne, è un residuo di un mondo intellettuale e morale che va scomparendo dovunque. Non è con una breve chiacchierata che potrei indagare le cause di codesto fenomeno, cause molto complesse, che richiederebbero lunghi e profondi studi ed interi volumi. Qualunque fosse quindi l’origine dell’inferiorità sociale della donna, origine fisiologica, economica, etica, o fosse puramente un prodotto del prevalere brutale della forza, il fatto sta che ora si tratta di una questione di dominio, si tratta del privilegio di tutto il sesso maschile, privilegio e dominio che sono un vero anacronismo in un’epoca, in cui la donna ha progredito sotto tutti i rapporti e morali e intellettuali. Il monopolio dell’uomo è troppo vasto per poterne trattare tutte le manifestazioni: in famiglia, nei diritti civili e politici e nel campo della lotta per l’esistenza, sia materiale sia intellettuale. Mi limiterò principalmente al monopolio dell’uomo nel campo della lotta per l’esistenza, dove la donna ha sempre avuto una parte notevole, ma sempre anche subordinata a quella dell’uomo. Il desiderio sempre più manifesto della donna di rendersi economicamente indipendente è un fenomeno particolare dei tempi recenti; poiché la vita moderna spinge dovunque la donna al lavoro, per necessità economiche nella grande maggioranza delle classi lavoratrici e delle classi me- die, e per ragioni morali nella piccola minoranza delle classi dominanti. In America c’è voluto un mezzo secolo di lavoro femminile nell’industria, nell’istruzione pubbli- ca, nelle professioni libere, nessuna esclusa, perché le donne americane ottenessero, non il diritto al voto deliberativo, che si è ottenuto in uno solo degli Stati Uniti, ma soltanto il diritto al voto consultivo nei corpi politici, nelle commissioni legislative e nelle assemblee generali. Non sono che sette anni che la legislatura del Kentuky sentiva due donne, la Benet e la Hoggart, patrocinare i diritti del loro sesso. Le donne avvocatesse di se medesime suscitarono, naturalmente, grande curiosità sia fra i deputati sia fra il pubblico accorso numerosissimo alla Camera. Gli scettici ed i maligni furono disarmati e vinti dall’eloquenza e dall’erudizione giuridica della Miss Hoggart; e lo stesso giorno fu presentato un bill, che conferiva alle donne il diritto all’amministrazione dei loro beni ed alle madri un’autorità sui figli eguale a quella del padre. Ormai nessuna persona intelligente e di buon senso crede più ai miracoli; e le leggi vigenti, che riguardano le donne, subiranno la stessa evoluzione di tutte le altre leggi. Perché, direi colle parole dello Spencer, che “a misura che la cooperazione volontaria modifica sempre più il carattere del tipo sociale, il principio tacitamente ammesso dell’eguaglianza dei diritti per tutti di- venta condizione fondamentale della legge.”    A.K.

PITRELLI. BENE LA FIDUCIA
ORA SI DISCUTA DELLA POSIZIONE DEL PSI IN SENATO

La Direzione provinciale del Partito Socialista riunita sabato 23 gennaio 2021 ha concluso i propri lavori con un voto unanime. Così ne ha illustrato i punti salienti il Segretario Francesco Pitrelli.
“Il voto di fiducia espresso in Senato è un segno di responsabilità e un voto per il Paese, per dare stabilità in un momento così difficile dal punto di vista economico e sanitario. Servono, però, garanzie: un cambio di passo da parte del Governo, riaffermando la centralità del Parlamento, e presentando un progetto serio e concreto per l’Italia.
Abbiamo ravvisato anche la necessità di aprire una discussione sul gruppo in Senato che abbiamo contribuito a far nascere con Italia Viva nel settembre del 2019. Il Psi è sempre aperto al dialogo con tutte le forze politiche ed europeismo e riformismo sono valori che fanno parte della nostra cultura, ma siamo anche un partito di sinistra, nato per difendere i lavoratori e per aiutare i più deboli. Oltre a una differenza di idee alla base, che già alla nascita del gruppo aveva fatto sollevare le nostre perplessità, si è creata anche un’incompatibilità politica per le differenze nella collocazione in Parlamento, con il Psi alla maggioranza e Italia Viva all’opposizione. Per questi motivi chiediamo alla Segreteria e alla Direzione Nazionale di valutare approfonditamente il posizionamento del Partito in Senato.”

IL N. 2 DI FEBBRAIO 2021 DE il puntO  (qui per leggerlo/scaricarlo) 

da questo numero
ALBERT SABIN UN VIROLOGO CON L’ANIMA

La  scoperta del vaccino contro la poliomelite, malattia terribile che mieteva ogni anno migliaia di vittime, soprattutto bambini, è stata una delle conquiste fondamentali che ha cambiato la storia dell’umanità e ha segnato l’era dei programmi di vaccinazione universale.
Lo scopritore dott. Albert Sabin mosso da senso di giustizia sociale e umanità, decise di non brevettare mai la sua invenzione rinunciando allo sfruttamento commerciale da parte delle industrie farmaceutiche, cosicché ne garantisse una più vasta diffusione in tutto il mondo. Dalla realizzazione del suo vaccino non guadagnò un solo dollaro continuando a vivere dello  stipendio di professore universitario. Da cittadino statunitense, durante gli anni della Guerra fredda, andando oltre le questioni politiche, donò gratuitamente i suoi ceppi virali ad alcuni scienziati sovietici per permettere loro la diffusione del vaccino anche in Unione Sovietica. Nel 1955 dichiarò: “Tanti insistevano che brevettassi il vaccino ma non ho voluto. Non si può brevettare il sole. E’ il mio regalo a tutti i bambini del mondo. Le SS mi hanno ucciso due meravigliose nipotine ma io ho salvato i bambini di tutta l’Europa. E’ stata una splendida vendetta. Credo che l’uomo più potente sia quello che riesce a trasformare il nemico in un fratello". Il suo vaccino ha eliminato la poliomelite dalla maggior parte dei Paesi del mondo e ne ha ridotto l’incidenza a livello mondiale da circa 350mila casi registrati nel 1988 a 1652 nel 2007 sino al minimo storico di 223 casi nel 2012. Lo scorso anno l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha annunciato che la poliomelite è stata debellata nell’intero continente africano.

il commento di Riccardo Nencini
all'intervista a Eugenio Scalfari 
apparsa su Repubblica del 2 gennaio 2021
IL RIFORMISMO SECONDO SCALFARI
L’epigrafe ‘riformista’ no, Berlinguer proprio non la merita

In una lunga intervista Scalfari indica ai lettori di Repubblica i riformisti italiani del ‘900. Sono cinque, eccoli: Gobetti, Rosselli, De Gasperi, La Malfa, Berlinguer (forse Aldo Moro).
Bene, ma una cosa è citare protagonisti della vita politica cui si ispira il giornale di cui è stato fondatore e direttore, altro tentare di costruire un pantheon del riformismo italiano. Si dirà, ognuno legge la storia patria con occhi di parte, e però vi sono dati oggettivi, non dico la verità, che non si possono proprio tacere, altrimenti, per citare Balzac, si fa della cronologia spicciola. E, aggiungo io, si riduce la storia a un cencio bagnato.
Riformista è chi adotta un metodo graduale per cambiare la realtà. Non è un rivoluzionario ne’ un conservatore. Il termine nasce all’interno del movimento socialista. Questo il vocabolario.
Gobetti, dunque. Sì, senza dubbio, un liberale eretico in una lunga notte d’inferno. Fu lui a scrivere l’elogio più emozionante di Matteotti straziato dalla squadraccia di Dumini. Fu lui, Gobetti, a considerare il socialista Matteotti un maestro di vita perché era stato tra i pochissimi a intuire la dittatura fascista e a cercare di porvi rimedio dopo aver cambiato la vita di migliaia di straccioni polesani. Vogliamo mettere Giacomo tra i riformisti? E di Turati che ne facciamo? Dello sporco socialriformista attaccato da fascisti e comunisti vogliamo parlare visto che proprio loro lo considerano il principe dei riformisti? E infatti, tra coloro che ne favorirono la fuga in Francia dal porto di Savona c’è proprio Rosselli, sporco riformista anche lui.
Saltando al secondo dopoguerra, a De Gasperi, grande statista, aggiungerei Fanfani - rileggersi le riforme attuate dai suoi governi - e più tardi Nenni quale artefice del centrosinistra. Prima di Nenni, Saragat. E poi La Malfa.
Che Scalfari cancelli Craxi e’ scontato, ma che citi Berlinguer come maestro del riformismo e’ un’esagerazione che nemmeno lui, Berlinguer, avrebbe tollerato. L’aggettivo riformista venne considerato in tutti gli anni 70 e nel decennio successivo un’offesa. Perché, dunque, Berlinguer? Perché, sostiene Scalfari, ruppe con l’URSS. È davvero così’? I fatti, solo i fatti. Il PCI di Berlinguer segretario si oppose al Sistema Monetario Europeo (1978), appoggiò l’invasione sovietica dell’Afghanistan (1979), votò contro gli euromissili. Dov’è la rottura con l’URSS? Non ci fu svolta europeista nelle politiche comuniste perché il cordone ombelicale con Mosca non venne mai rotto del tutto. Tanto che, con l’arrivo di Gorbachev, i successori di Berlinguer confidano ancora in un’evoluzione del regime sovietico. Prima di considerarmi un bugiardo, rileggersi gli atti congressuali al tempo di Natta e di Occhetto. E infatti Occhetto, cito alla lettera, dichiarò: ‘La storia forse ci vede sconfitti...noi comunisti italiani fummo originali e diversi, anche se non innocenti, perché nei fatti succubi dell’Urss’.
Tralascio il peana al marxismo-leninismo risalente all’inizio degli anni 80, tralascio l’isolamento in cui fu abbandonato Terracini quando dichiarò che Turati aveva avuto ragione, non voglio nemmeno ricordare lo Scalfari deputato socialista (1968), fatto parlamentare e votato a Milano proprio dai maledetti craxiani perché non rischiasse il carcere dopo aver denunciato, da ottimo giornalista qual era, il Piano Solo del generale Di Lorenzo.
L’epigrafe ‘riformista’ no, Berlinguer proprio non la merita.

E noi ci permettiamo di aggiungere che così, in occasione del centenario della nascita del Partito Comunista, si compie lo scempio della verità pur di consentire ai comunisti di continuare a non ammettere che la scissione di Livorno è stata una catastrofe, e che non si doveva fare. 

LA DOPPIA MORALE ALLA BASE DI UN SOLENNE ERRORE STORICO
ancora oggi la scelta è il riformismo

Si è appena celebrato il centenario del Congresso di Livorno del 21 gennaio 1921, quando avvenne  la scissione del Partito Socialista Italiano e la nascita del Partito Comunista d’Italia. L’occasione per una seria riflessione sulle ragioni che portarono a quell’evento, le conseguenze che ne derivarono e che hanno contraddistinto le vicende della intera sinistra italiana lungo il ventesimo secolo fino ai giorni nostri.

La tessera preparata nel 1921 dai socialisti in grande maggioranza rimasti nel PSI reca l’immagine di una donna che ricuce una bandiera rossa proprio sopra il sole, la falce ed il martello, lo strappo storico di Livorno, un rattoppo che non si è ancora concluso. (Riprodotta dall'originale in nostro possesso) 

IL N. 12 DI DICEMBRE 2020 DE il puntO  (leggi/scarica qui)

PATRIK ZAKI HA IL DIRITTO DI TORNARE LIBERO
HA IL DIRITTO DI NON ESSERE ABBANDONATO

Vi invitiamo vivamente a firmare e a far firmare la petizione a favore della cittadinanza onoraria a Zaki su change.org (https://www.change.org/p/ministero-degli-affari-esteri-cittadinanza-italiana-onoraria-a-patrik) Al momento sono già più di 100mila i cittadini italiani che l'hanno sottoscritta.

SEGNALIAMO IL CORSIVO DI PAOLO FRANCHI
SUL CORRIERE DELLA SERA DEL 19 DICEMBRE 2020

OTTAVIANO DEL TURCO
EVAPORATE LE ACCUSE, RESTANO SOLO I SILENZI

Anno dopo anno la «valanga di prove» contro di lui si è squagliata. Il Senato discute se togliergli il vitalizio. Tace la Cgil di cui fu numero due al tempo di Luciano Lama

Contro di lui c’era «una valanga di prove». E la carcerazione preventiva era inevitabile, visto il suo «profilo delinquenziale non comune che lascia ritenere pressoché certa la reiterazione degli stessi reati per cui si procede». L’uomo che così veniva rappresentato, lasciando incredulo almeno chi, come me e tanti altri giornalisti politici e sindacali, lo conosce da una vita, si chiamava, e si chiama ancora, Ottaviano Del Turco. Socialista fin da ragazzino. Numero due della Cgil ai tempi di Luciano Lama. Senatore. Ministro della Repubblica. E, al momento dell’arresto, il 14 luglio 2008, presidente (di centro-sinistra) della Regione Abruzzo. Dodici anni dopo, Del Turco, malato di cancro e afflitto dall’Alzheimer, non riconosce più neanche i suoi cari. Non sono un medico, ma mi permetto lo stesso di pensare che tra il suo stato attuale e il suo calvario giudiziario qualche nesso ci sia. Anno dopo anno, sentenza dopo sentenza, la «valanga di prove» contro di lui si è quasi del tutto squagliata. Via l’associazione a delinquere, via la corruzione e il falso, via altri reati minori, resta alla fine solo una condanna della Cassazione a tre anni per induzione indiretta. Sul fatto che una legge possa avere una applicazione retroattiva ci sarebbe parecchio da discutere. Non c’è da discutere, invece, ma solo da restare allibiti di fronte alla decisione del Senato di togliere a Del Turco il vitalizio di cui, si fa per dire, gode. E da prendere atto con (moderata) soddisfazione della successiva decisione di prendersi un mese di tempo per stabilire se procedere o no. Quanto alle reazioni suscitate dal caso, colpiscono soprattutto i silenzi. In particolare quello della Cgil, evidentemente immemore della propria lunga storia, e del ruolo per nulla secondario che il socialista autonomista (non è una parolaccia) Del Turco vi ebbe. Specie quando si trattò, correva l’anno 1983, Craxi e Berlinguer duellavano all’ultimo sangue sulla scala mobile, di salvarne nonostante tutto l’unità.

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