IL N. 11 DI NOVEMBRE 2022 DE il PuntO  (leggilo/scaricalo qui)

DALLA PRIMA PAGINA

MELONI E IL SUO MANIFESTO DELLA NUOVA DESTRA CONSERVATRICE
QUANDO IL MANIFESTO DELLA SINISTRA?

Archiviato definitivamente il centro destra e con esso l’illusione di una alleanza tra liberaldemocratici e conservatori, il progetto meloniano salda le due destre più estreme, quelle ultra liberista e ultra securitaria. Unisce infatti un irragionevole lassismo fiscale e un’insofferenza per le regole a una concezione della sicurezza che considera spesso pericolosi fenomeni che richiedono semplicemente di essere governati secondo i diritti umani e di uguaglianza. Diritti umani e di uguaglianza, conquiste e diritti civili per altro poco o nulla considerati da numerosi esponenti della maggioranza. Qualche perla per esemplificare: tassa piatta, sostanziale liberalizzazione dei pagamenti in contanti, non disturbare chi vuole fare, il denaro rende padroni del proprio destino (e di quello degli altri!). La vantata moderazione, che dovrebbe consentire al governo di stare nel campo occidentale ed europeo, risulta così soltanto un involucro, nulla di più.

Intanto, per preparare l’alternativa occorrerà fare chiarezza nel campo delle opposizioni e, per quanto ci riguarda, rigenerare e dare un futuro alla sinistra. Un futuro che non può non avere a che fare con la visione del socialismo, il quale non appartiene soltanto al passato e non può essere sostituito da un riformismo passepartout, indefinito nei suoi contenuti, sostanzialmente neo centrista.
A Livorno aveva ragione Turati e oggi, accantonata la parentesi comunista e superato l’equivoco di una sinistra dell’establishment, si tratta di riunire i socialisti, quanti vorrebbero accelerare le trasformazioni e quanti, i riformisti, procedere passo passo a conquiste graduali. Servono la determinazione degli uni e il paziente lavorio degli altri perché oggi la storia corre nella direzione esattamente opposta: guerra, miseria, disuguaglianze, catastrofi naturali, predominio della finanza e del capitale e delle loro ragioni sul mondo del lavoro, minori spazi di democrazia.
I Socialisti non possono che agire per frenare questa corsa.
È per ragioni altrettanto giuste che il riformista Turati, sempre in prima fila alla guida dei socialisti, combatteva assieme a Matteotti la cultura della violenza come avvelenamento delle coscienze e strumento delle classi do­minanti; considerava l’unità del mondo del lavoro condizione necessaria per la sua emancipazione; aveva ben chiara la distinzione tra le riforme a favore dell’emancipazione delle classi subalterne e quelle di segno contrario.
Così è nata la sinistra, così è nato il socialismo. Così dovrà ri­nascere. Una speranza ma anche un im­pegno.

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