I SOCIALISTI PER I DIRITTI A DIFESA DELLE LIBERTÀ INDIVIDUALI, SEMPRE

Non esiste una disciplina penale che proibisca in maniera espressa l’eutanasia. È arrivato il momento di fare decidere i cittadini su un tema che i politici si sono rifiutati di affrontare, rendere legale l’eutanasia in Italia e dare la possibilità di decidere sul fine vita. Per questo si è costituito il Comitato promotore del referendum parzialmente abrogativo dell’art.579 c.p. indetto dal Partito Radicale.


Del comitato fanno parte il Partito Socialista +Europa e Possibile 
A LUGLIO PARTE LA RACCOLTA FIRME, OBIETTIVO 500MILA ENTRO SETTEMBRE
quelle necessarie perché gli elettori l’anno seguente possano votare
 democraticamente sì o no all’eutanasia legale nel nostro Paese

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Segue il nostro servizio in argomento pubblicato su il puntO di aprile
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IN SPAGNA L’EUTANASIA È LEGALE

Una legge di grande civiltà, quella sull’eutanasia proposta dal Partito Socialista spagnolo (vedi il Punto di gennaio) è stata approvata il 18 marzo scorso, con la prevedibile forte reazione della Conferenza episcopale e dei partiti conservatori, in particolare quello di estrema destra. La legge prevede che la persona affetta da una patologia incurabile o che si trovi in una condizione grave, cronica e invalidante che le provochi sofferenze intollerabili, se ha firmato il  testamento biologico, possa ricorrere alla autosomministrazione di un farmaco letale o richiederne la somministrazione da parte del medico competente che lo informerà della possibilità di cure palliative e che in ogni momento potrà recedere dalla decisione. Si tratta dunque di una legge che verrà applicata con molto rigore.
La Spagna è dunque il primo grande Paese cattolico mediterraneo che ammette la morte assistita e, come  aveva già fatto il governo socialista nel 2005  guidato da Zapatero quando varò la legge sul matrimonio tra persone dello stesso sesso concedendo tutti i diritti, adozione compresa, sembra non rispettare le parole della Chiesa di Roma.
Sulla linea della Spagna il vicino Portogallo altro Paese con un potente episcopato, ha votato la legge sull’eutanasia anche se il Presidente della Repubblica di centro destra l’ha impugnata davanti alla Corte Costituzionale. Si prevede perciò che la strada da percorre sarà ancora lunga ma  almeno il cammino è iniziato.

Nel nostro Paese l’eutanasia è vietata ma una sentenza della Corte Costituzionale del 2019 ha aperto la strada al “suicidio assistito per chi è tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale“. In assenza però di procedure e responsabilità definite dalla legge, questo diritto non è operativo, è indispensabile quindi colmare il vuoto normativo. Nonostante le ripetute sollecitazioni della Corte Costituzionale di fare una legge in materia, sono passati quasi otto anni da quando è stata depositata la proposta di legge per l'eutanasia legale ma il Parlamento non l'ha discussa nemmeno per un minuto.  La responsabilità cade su tutti i partiti che siedono in Parlamento, compresi quelli di sinistra o progressisti perché fino ad oggi non si sono battuti a sufficienza perché si arrivi al più presto a un testo largamente condiviso. Se non si interviene ora con un Referendum, il problema ancora per molti anni sarà accontonato e non lo possiamo permettere per rispetto alle troppe persone costrette a subire condizioni di sofferenza insopportabile imposta dallo Stato. E' giunto il momento di far decidere ai cittadini perché ognuno possa scegliere sulla propria vita e sulla propria morte. Per dare nuovo slancio alle proposte di legge che disciplinano il "rifiuto dei trattamenti sanitari e la liceità del suicidio assistito”, il 20 aprile il Comitato promotore di cui fa parte anche il Partito Socialista, ha depositato alla Corte di Cassazione la richiesta perché siano i cittadini con il loro voto a decidere sulla legalizzazione dell'eutanasia. Dal primo luglio prossimo ci saranno tre mesi di tempo per raccogliere nei banchetti sparsi in tutta Italia le 500mila firme necessarie a colmare il vuoto legislativo. Si tratta di un Referendum parzialmente abrogativo dell'art. 579, cosiddetto omicidio del consenziente, l'unica fattispecie che nel nostro ordinamento assume un ruolo centrale nell'ambito delle scelte di fine vita poiché non esiste una disciplina penale che proibisca in maniera espressa l'eutanasia. In assenza della menzione del termine "eutanasia" nelle leggi italiane, la realizzazione di ciò che comunemente si intende per eutanasia attiva è impedito dal nostro ordinamento. L'eutanasia attiva è vietata sia nella versione in cui è il medico a somministrare il farmaco alla persona gravemente malata che ne faccia richiesta, sia nella versione in cui il medico prepari il farmaco che viene assunto in modo autonomo dal malato, fatte salve le discriminanti introdotte dalla Consulta con la 'sentenza Cappato'. Dunque, il Referendum parzialmente abrogativo relativo all'omicidio del consenziente, da un lato distingue l'aiuto al suicidio e dall'altro depenalizza l'eutanasia.

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