IL N. 1 DI GENNAIO 2021 DE il puntO  (qui per leggerlo/scaricarlo)

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TRANSIZIONE ENERGETICA. SERVE UN CENTRO DI RICERCA AVANZATO
In una recente intervista il Sindaco di Ravenna ha descritto la sua città imprenditoriale, politica, sindacale e civile compattamente schierata a fianco di Eni – Saipem sulla politica di conferma e implementazione delle attività estrattive, in particolare a favore di un progetto di “idrogeno blu” che prevede ancora l’estrazione del  gas metano. Il progetto che propone Eni consiste nella realizzazione del più grande sito di cattura e stoccaggio di anidride carbonica del mondo nei giacimenti esauriti al largo delle coste ravennati. È importante però  ricordare che da tempo diverse forze politiche, tra le quali il Partito Socialista, e associazioni ambientaliste che da anni si occupano di clima, esprimono forte contrarietà. Si tratta di una realizzazione costosissima, circa 1,35 miliardi di soldi pubblici, inefficace per il contrasto all’emergenza climatica, potenzialmente rischiosa e inquinante. Inoltre, con tale realizzazione inevitabilmente si continuerebbe a tenere in vita il fossile e a rinviare a tempo indefinito l’inizio di una vera svolta ecologica nel settore dell’energia sul territorio. Un progetto che non rientra nei parametri europei. L’Europa, che scommette sull’idrogeno verde prodotto dall’acqua con energie rinnovabili più che dal metano, non lo avrebbe mai approvato. Non a caso, dopo un’iniziale trionfalistico annuncio del Presidente del Consiglio che sei mesi fa lo aveva orgogliosamente annunciato  come  esempio “strategico per la modernizzazione e la transizione energetica dell’Italia” su cui puntare, è stato escluso dall’elenco dei progetti del governo finanziabili con il Recovery plan. L’impianto però figura ancora nel piano industriale di Eni, è quindi importante continuare a vigilare, consapevoli che le grandi compagnie hanno ancora una fortissima influenza sulle scelte politiche.

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