LA VITTORIA DEL SI NON CAMBIA NULLA. ANZI
Tra gli elettori più giovani - fino ai 24 anni - SI e NO si equivalgono

Non possiamo dirci sorpresi dal risultato che ha visto vincere il Si al referendum sul taglio dei parlamentari. Un taglio che rischia di minare la democrazia. E’ stata una campagna elettorale tutta in salita, noi ce l’abbiamo messa tutta. Era una battaglia che andava fatta sopratutto da chi come noi ha a cuore la Costituzione. Siamo comunque molto soddisfatti di avere convinto una discreta percentuale di elettori che le nostre ragioni del NO andavano sostenute, che i cambiamenti non si fanno con il populismo ma con riforme strutturate e complesse. Se si tocca il Parlamento bisogna farlo tenendo conto degli equilibri necessari. Resta intatta la debolezza degli argomenti dei sostenitori del SI. I risparmi risibili, i confronti con l’estero falsati e fuorvianti, i guadagni di efficienza indimostrati e indimostrabili. Parimenti rimangono i danni certi alla rappresentanza di regioni piccole e medie e forze politiche minori. I correttivi già concordati per quella che quasi tutti definiscono una riforma pessima non si sa se giungeranno mai al traguardo.
La riforma costituzionale appena votata dai cittadini non prevede un disegno più o meno organico di revisione dell’assetto istituzionale in vigore senza incidere in alcun modo sui meccanismi decisionali della nostra democrazia. Non cambia il bicameralismo paritario, le funzioni delle due Camere  resteranno inalterate nell'attuale Parlamento e nel prossimo. Non muta la “doppia fiducia” verso il Governo, non si snellisce il procedimento legislativo, non viene contenuto l’abuso delle decretazione d’urgenza, della questione di fiducia e dei maxiemendamenti, non  si rafforzano i poteri di controllo del Parlamento verso il Governo e di intervento nel processo legislativo. Non riscrive le competenze dello Stato e delle Regioni, non introduce lo stato d’emergenza.
Tutti aspetti di cui si discute da almeno quaranta anni  e che non hanno mai prodotto risultati concreti. Nell’ambito degli svariati tentativi di riforma costituzionale falliti dal 1983 fin ad oggi, sono state certamente previste riduzioni della composizione delle Camere e in taluni casi anche diversa modalità di elezione di ciascuna di esse proprio per  distinguere  il differente ruolo di un ramo rispetto all’altro. Serve subito una nuova legge elettorale. La posizione del Partito Socialista è chiara: una legge proporzionale e una soglia di sbarramento che garantisca la pluralità della rappresentanza di tutte le forze politiche. 

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