DAI PADRI COSTITUENTI AI FIGLI COSTITUENTI 

Come è noto i socialisti si sono presentati alle recenti elezioni europee con +Europa, che ora si fa promotrice di una proposta di legge di iniziativa popolare per modificare gli articoli 2 e 9 in Costituzione al fine di inserire i principi di Equità generazionale, di Sviluppo sostenibile e Tutela dell’ambiente. L’obiettivo è che la legge riempia i vuoti della Carta Costituzionale su questi grandi temi che riteniamo centrali per il nostro futuro. Tale Riforma è fondamentale per  la tutela dell’Italia di oggi e delle generazioni di domani.
Una Repubblica che pensa ai giovani e all’ambiente ogni volta che fa una nuova legge da oggi non è più solo un’utopia, ma può diventare realtà. Servono 50mila firme per sottoporre la proposta al Parlamento.
Mentre ci stiamo attivando per la raccolta, registriamo con favore l’adesione alla campagna anche dei Giovani Democratici faentini.

Di seguito il testo proposto con le integrazioni evidenziate.

Art. 2 - La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale anche nei confronti delle generazioni future. Promuove le condizioni per uno sviluppo sostenibile. 

Art. 9 - La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica [cfr. artt. 33, 34]. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione. Riconosce e garantisce la tutela dell’ambiente come diritto fondamentale.

Ravenna, 10 luglio 2019
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OBIETTIVI

Equità fra generazioni

Le scelte compiute da chi “c’è qui ed ora” possono rendere impossibile la vita a chi verrà domani, Le generazioni future sono costrette a subire gli effetti di scelte politiche compiute oggi  sulle quali non hanno voce in capitolo, chi vivrà domani non può sedersi oggi al tavolo del contratto sociale per far valere i suoi diritti. In Italia questo squilibrio ha portato a risultati drammatici:Debito pubblico altissimo; Spese in istruzione scarsissime; Regali elettorali al posto degli investimenti; Nessun sostegno al lavoro femminile; Devastazioni ambientali. Questa è stata la moneta con cui i politici si sono comprati  e continuano a comprarsi  il consenso delle generazioni più affollate e benestanti.Motivo per cui oggi in Italia un povero su due ha meno di 35 anni. Motivo per cui, rispetto al 1990, il reddito medio di una famiglia con capofamiglia sotto i 35 anni è calato del 60%, mentre quello di una famiglia con capofamiglia sopra i 60 anni è cresciuto di altrettanto. La storia italiana, insomma, continua ad essere un film con una generazione protagonista e le altre ridotte a comparse.
Ecco perché è necessario introdurre l’equità fra generazioni nella Carta costituzionale.  Un intervento che non è solo simbolico ma avrebbe conseguenze concretissime, ostacolare ogni tentativo di ipotecare il futuro a  favore di un consenso nel presente con  manovre finanziarie miopi, indebitamento irresponsabile, “clausole” che scaricano nuove tasse sugli anni a venire,  tagli o scarsi investimenti all’istruzione e alla ricerca, consumo selvaggio del suolo o inquinamento delle acque,  condoni  all’abusivismo edilizio, appalti privi di adeguati criteri ambientali e dipendenza dalle fonti fossili. Questa riforma permetterebbe  all’Italia di dotarsi di nuovi strumenti di controllo sull’effettiva sostenibilità delle leggi, dal semplice ricorso alla Consulta alla formazione di un’apposita Commissione in Parlamento. Forse non basterà solo questo per portare intorno al tavolo delle trattative del contratto sociale anche persone che ancora non esistono, ma sarà il primo passo verso la costruzione di uno Stato moderno e all’altezza del nostro tempo. Fino a ieri l’equità si esercitava  fra le persone che vivevano in un unico punto del tempo, oggi è necessario esercitarla preoccupandoci di garantire anche i diritti di chi vivrà in futuro.

 Crescita sostenibile

Le Nazioni Unite nel settembre 2015  hanno elaborato l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile. Un programma d'azione, sottoscritto dai governi dei 193 Paesi membri, che li impegna a rivedere il proprio modello di sviluppo sotto i tre grandi profili delle sostenibilità ambientale, sociale ed economica, Che cosa significa? Se un Paese vuole far crescere il suo prodotto interno lordo, i consumi e il benessere dei suoi cittadini, non potrà compiere scelte  che comprometteranno sul lungo periodo quello stesso benessere. Tante sono “scelte” sbagliate,che prima o poi presentano un caro prezzo da pagare. Come fare, allora, ad adottare un modello di sviluppo sostenibile? L’Agenda 2030 elenca diciassette obiettivi, legati a 169 traguardi da raggiungere, e raggruppati  in cinque aree: eliminare fame e povertà in tutte le forme e garantire dignità e uguaglianza; garantire prosperità e piene in armonia con la natura; promuovere società pacifiche, giuste e inclusive; implementare solide collaborazioni fra Stati; proteggere le risorse naturali e il clima del pianeta per le generazionifuture. Sulla scia dell’Unione Europea, che è stata la grande ispiratrice dell’Agenda  e l’istituzione più determinata nell’attuarla, anche l’Italia si è dotata di una strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile.  Ma non è abbastanza. L’Istat ha da poco certificato che esistono tuttora notevoli lacune da colmare sui moltissimi parametri. Nell’ultimo Documento di  Economia e Finanza la valutazione dell’impatto sul  Benessere Equo e Sostenibile, è stato fatto sulla base di vecchie stime ormai brutalmente smentite dai fatti. Serve un cambio di marcia, e al più presto. Ecco perché è necessario introdurre lo sviluppo sostenibile nella Carta costituzionale.

Difesa dell’ambiente

Negli ultimi quarant’anni  il pianeta Terra ha perso metà delle sue specie animali, metà delle forme di vita che abitavano gli oceani. Ha perso una quantità di foreste per un’estensione pari a quella dell’Europa, ha visto ridursi del 50% i ghiacci artici e ancora di più quelli di alta quota, ha subìto la desertificazione di una fascia di territorio immensa, che tocca quasi tutte le regioni da cui fugge un alto numero di profughi: Senegal, Nigeria, Sudan, Corno d’Africa, Siria, nord del subcontinente indiano. Ha assistito a eventi climatici estremi, resi possibili da una concentrazione di energia negli oceani senza precedenti: pensiamo alle recenti inondazioni in Mozambico e in Bangladesh. Si è ritrovata 250.000 tonnellate di plastica che galleggiano sul pelo dell’acqua, per non parlare di quella dispersa in profondità e delle microplastiche. E le emissioni di gas serra, la deforestazione, lo sversamento dei rifiuti, l’uso irrazionale dell’acqua, e il consumo di suolo non accennano a diminuire, nonostante il susseguirsi rituale degli accordi di  Rio, Kyoto, Parigi, Katovic, puntualmente  disattesi dai grandi della terra. Le proiezioni sugli studi sul  riscaldamento globale ad opera del  Gruppo intergovernativo scientifico costituito dall’Organizzazione meteorologica mondiale ed il Programma delle Nazioni Unite per l'Ambiente, rilevano che ,se non ridurremo drasticamente tali attività entro il 2030, non riusciremo ad impedire lo scioglimento  dei ghiacciai polari e l’autocombustione delle foreste equatoriali. Il pianeta perderà così le ultime barriere che impedivano il suo surriscaldamento. Sappiamo che a quel punto le temperature potranno aumentare in pochi decenni fino a +6° rispetto all’era preindustriale. In Italia ci sentiamo ancora perlopiù immuni da questi problemi, ma poco alla volta stanno entrando anche nella nostra vita quotidiana. Le stagioni sempre più calde mettono a dura prova la  agricoltura e rendono la vita difficile alle fasce più fragili della popolazione.  Il ritiro dei ghiacci alpini e l’inquinamento dei mari danneggiano fiorenti attività economiche. I sussidi alle fonti fossili pesano come un macigno sui nostri bilanci pubblici. Questo non significa  solo ridurre l’inquinamento, ma anche lasciar respirare la natura con  aree protette più estese, più finanziate e meglio amministrate. Anche in questo caso gli interventi  del governo italiano sono  timidi. La proposta del Piano Nazionale Integrato per l’energia e il clima, ad esempio, non  affronta con la dovuta risolutezza il contrasto  all’inquinamento come ad esempio promuovendo l’adeguamento energetico degli edifici pubblici, né quello del comparto trasporti. La difesa dell’ambiente è ormai una necessità. Impostare un nuovo rapporto fra l’uomo e la natura è la sfida del nostro tempo.  Ecco perché è necessario introdurre nella Carta costituzionaleoltre alla già esistente tutela del paesaggio, anche quella dell’ambiente.

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