NENCINI
a Ravenna per sostenere la candidata e la lista. Introdotto da Eleonora TAZZARI,
dialoga con lo storico Alessandro Luparini. Conclude il sindaco Michele de Pascale
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IL N. 9 DI SETTEMBRE 2021 DE il puntO  (qui per scaricarlo/leggerlo)

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A RAVENNA IL 3 E 4 OTTOBRE PER LE ELEZIONI DEL SINDACO
E DEL CONSIGLIO COMUNALE I SOCIALISTI VOTANO LA LISTA
DE PASCALE SINDACO E SCRIVONO LA PREFERENZA TAZZARI

Eleonora Tazzari opera nel settore del commercio ed è particolarmente attenta ai temi ambientali e sociali. Ha così sintetizzato il suo impegno nell'azione  amministrativa: la cultura in tutte le sue forme, compresa quella delle più avveniristiche applicazioni, per creare un ponte di conoscenze tra le generazioni; la valorizzazione del ruolo delle donne e delle nuove generazioni, grandi risorse per il futuro della Città.   

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RERFERENDUM EUTANASIA LEGALE

RAVENNA. CONFERENZA STAMPA
CON MARCO CAPPATO

Alla Rocca dalle 17 alle 18 al gazebo di raccolta
firme dove sarà possibile firmare fino alle 21

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TI ASPETTIAMO VIENI A FIRMARE

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PEFERENDUM PER L'EUTANASIA LEGALE

I SOCIALISTI PER I DIRITTI A DIFESA DELLE LIBERTÀ INDIVIDUALI, SEMPRE

 A LUGLIO È PARTITA LA RACCOLTA FIRME, OBIETTIVO 500MILA ENTRO SETTEMBRE
quelle necessarie perché gli elettori la prossima primavera possano
votare
 democraticamente sì o no all’eutanasia legale nel nostro Paese

A fine Luglio in Provincia di Ravenna si supereranno le 3600 firme che, rapportate
al corpo elettorale (coefficiente 0,97%) corrisponderebbe a  600.000 su base nazionale. 

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IL N. 7 DI LUGLIO 2021 DE il puntO  (qui per scaricarlo/leggerlo)

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Eleonora Tazzari candidata nella Lista Civica De Pascale Sindaco
CREARE UN PONTE TRA LE GENERAZIONI 

Un’indicazione approvata dall’assemblea dei socialisti del comune di Ravenna che nei giorni scorsi ha fatto il punto sulle amministrative di autunno per l’elezione del sindaco e il rinnovo del consiglio comunale. Con la candidatura di Eleonora Tazzari.
la presenza dello storico partito della sinistra riformista nella Lista del Sindaco favorirà le più alte convergenze sul piano amministrativo, rispetto alle diverse sensibilità presenti nella coalizione di centro sinistra.
Il segretario comunale del Psi, Massimo Corbelli, ha sottolineato che la scelta di partecipare alla Lista del Sindaco, nasce da un giudizio positivo sui risultati della sua amministrazione e dalla costruzione di un programma coerente con le scelte fatte in passato, ma anche altamente innovativo.
Il candidato Sindaco De Pascale ha…

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IL N. 6 DI GIUGNO 2021 DE il puntO  (qui per scaricarlo/leggerlo)

da questo numero

ASSEMBLEA DEGLI ISCRITTI DEL COMUNE DI RAVENNA

Una importante riunione in casa socialista quella che giovedì 24 giugno ha fatto il punto sulle amministrative di autunno per l’elezione del sindaco e il rinnovo del consiglio comunale.
Hanno tenuto il campo questioni di programma e di prospettiva politica. Innanzitutto l’ambiente e tutto ciò che attiene quello che oggi si definisce transizione ecologica e sviluppo compatibile, tematica sulla quale intendiamo essere particolarmente puntuali nelle formulazione del programma di coalizione, così come sulla qualità e l’efficienza dei servizi e della loro accessibilità. E poi la cultura, tanta cultura, in tutte le sue forme, compresa quella delle più avveniristiche applicazioni, per creare un ponte di conoscenze tra le generazioni.
La coalizione di centro sinistra è molto ampia e articolata, rappresenta perciò, su alcuni aspetti, sensibilità a volte anche…

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I SOCIALISTI PER I DIRITTI A DIFESA DELLE LIBERTÀ INDIVIDUALI, SEMPRE

Non esiste una disciplina penale che proibisca in maniera espressa l’eutanasia. È arrivato il momento di fare decidere i cittadini su un tema che i politici si sono rifiutati di affrontare, rendere legale l’eutanasia in Italia e dare la possibilità di decidere sul fine vita. Per questo si è costituito il Comitato promotore del referendum parzialmente abrogativo dell’art.579 c.p. indetto dal Partito Radicale.


Con i Radicali e la 'Luca Coscioni', del comitato fanno parte
il Partito Socialista Italiano, +Europa e Possibile
 

A LUGLIO PARTE LA RACCOLTA FIRME, OBIETTIVO 500MILA ENTRO SETTEMBRE
quelle necessarie perché gli elettori la prossima primavera possano
votare democraticamente sì o no all’eutanasia legale nel nostro Paese

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Segue il nostro servizio in argomento pubblicato su il puntO di aprile
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2021. RAVENNA VERSO LE ELEZIONI COMUNALI

in vista delle elezioni d'autunno nel capoluogo per l'elezione del sindaco e del consiglio, l'assemblea degli iscritti della città di Ravenna e la Direzione Provinciale del Psi si sono pronunciate sulla scelta di campo dei socialisti e della sinistra riformista e su come presentarsi al confronto elettorale. Ne danno conto due brevi note pubblicate su il puntO di aprile riportate qui di seguito.

DIREZIONE PROVINCIALE PSI. AUTONOMIA E IDENTITÀ SOCIALISTA
Alle elezioni comunali di Ravenna sosterremo la Lista del sindaco De Pascale
La direzione provinciale del Partito riunitasi il 26 marzo a Ravenna scorso ha dato il proprio unanime consenso al documento della segreteria nazionale in discussione il giorno successivo alla direzione nazionale. La sinistra, in Italia come in Europa è rappresentata dai socialisti. Con il centro dialoghiamo, cerchiamo intese, facciamo alleanze quando è possibile e necessario. Del resto ci rivolgiamo e dialoghiamo con…

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IL N. 4 DI APRILE 2021 DE il puntO  (qui per scaricarlo/leggerlo)

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SERVE UN CAMPO DEI PROGRESSISTI
Enzo Maraio*

In previsione delle elezioni amministrative del prossimo autunno, il 27 marzo scorso la Direzione nazionale del Partito si è riunita ed ha approvato il seguente  documento. “Il quadro politico nazionale evolve velocemente. Il Partito Socialista in questo quadro in continua evoluzione non può rimanere immobile. Impegnato nel proprio percorso politico con la propria autonomia organizzativa, auspica da un lato il coinvolgimento dei tanti socialisti in un progetto comune attorno al PSI avviando nel contempo un dialogo con le forze laiche, ambientaliste, europeiste, liberali e socialiste per rendere competitiva la sinistra riformista italiana che sia di rilancio per tutto il centrosinistra, a partire dalle prossime elezioni amministrative. Autonomia ma politica di relazioni con i soggetti del centrosinistra, senza veti né pregiudiziali perché abbiamo il dovere di…

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IL N. 3 DI MARZO 2021 DE il puntO  (qui per leggerlo e scaricarlo)

da questo numero
LA GIUSTA LOTTA PER IL RISPETTO DEL LAVORO

Il 22 marzo 2021, per la prima volta al mondo, si sono svolti scioperi nazionali delle lavoratrici e dei lavoratori, compresi i dipendenti della filiera, dell’azienda statunitense Amazon - il più grande e importante sito di commercio online mondiale. In Italia lo hanno proclamato i sindacati di categoria per ottenere dalla multinazionale la riduzione dei disumani e insostenibili carichi e ritmi di lavoro, la stabilizzazione dei troppi lavoratori precari, il rispetto delle normative sulla salute (covid) e la sicurezza, gli aumenti salariali.
Oggi non è facile chiedere ai lavoratori di scioperare, ma combattere e rivendicare i diritti per la propria dignità è l’unica strada possibile per contrastare lo sfruttamento e affermare il diritto a un lavoro di qualità. Per questo i socialisti ritengono che la straordinaria adesione allo sciopero abbia aperto una pagina…

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 IL SOCIALISMO DELLE ORIGINI E LA QUESTIONE FEMMINILE
Anna Kuliscioff, leader del femminismo europeo

Nel 1890 al Circolo Filologico milanese,
il manifesto "anticlassista" della parità
tra uomo e donna. 
Non subito condivisa
da Turati, fece poi scuola nel mondo  

Il 27 aprile 1890 Anna Kuliscioff tiene, prima donna in Italia, una conferenza al Circolo Filologico milanese di via Clerici; tema dell’incontro “Il monopolio dell’uomo”. La sala è affollata, in specie da ragazze interessate al nuovo, fuggite dalla tutela familiare e dall’ordine di non partecipare ad un incontro con una ex terrorista! Il discorso si tenne nell'anno che precede la nascita della Critica Sociale, la rivista fondata assieme a Filippo Turati da cui prese impulso nel 1892 il Partito socialista. A giusto titolo "Il monopolio dell 'Uomo" e' ritenuto il manifesto del femminismo italiano: la Kuliscioff infatti fu protagonista della battaglia per l' eguaglianza delle donne nella società e non solo per la loro…

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IL N. 2 DI FEBBRAIO 2021 DE il puntO  (qui per leggerlo/scaricarlo) 

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ALBERT SABIN UN VIROLOGO CON L’ANIMA

La  scoperta del vaccino contro la poliomelite, malattia terribile che mieteva ogni anno migliaia di vittime, soprattutto bambini, è stata una delle conquiste fondamentali che ha cambiato la storia dell’umanità e ha segnato l’era dei programmi di vaccinazione universale.
Lo scopritore dott. Albert Sabin mosso da senso di giustizia sociale e umanità, decise di non brevettare mai la sua invenzione rinunciando allo sfruttamento commerciale da parte delle industrie farmaceutiche, cosicché ne garantisse una più vasta diffusione in tutto il mondo. Dalla realizzazione del suo vaccino non guadagnò un solo dollaro continuando a vivere dello  stipendio di professore universitario. Da cittadino statunitense, durante gli anni della Guerra fredda, andando oltre le questioni politiche, donò gratuitamente i suoi ceppi virali ad alcuni scienziati sovietici per permettere loro la…

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LA DOPPIA MORALE ALLA BASE DI UN SOLENNE ERRORE STORICO
ancora oggi la scelta è il riformismo

Si è appena celebrato il centenario del Congresso di Livorno del 21 gennaio 1921, quando avvenne  la scissione del Partito Socialista Italiano e la nascita del Partito Comunista d’Italia. L’occasione per una seria riflessione sulle ragioni che portarono a quell’evento, le conseguenze che ne derivarono e che hanno contraddistinto le vicende della intera sinistra italiana lungo il ventesimo secolo fino ai giorni nostri.

La tessera preparata nel 1921 dai socialisti in grande maggioranza rimasti nel PSI reca l’immagine di una donna che ricuce una bandiera rossa proprio sopra il sole, la falce ed il martello, lo strappo storico di Livorno, un rattoppo che non si è ancora concluso. (Riprodotta dall'originale in nostro possesso) 

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PATRIK ZAKI HA IL DIRITTO DI TORNARE LIBERO
HA IL DIRITTO DI NON ESSERE ABBANDONATO

Vi invitiamo vivamente a firmare e a far firmare la petizione a favore della cittadinanza onoraria a Zaki su change.org (https://www.change.org/p/ministero-degli-affari-esteri-cittadinanza-italiana-onoraria-a-patrik) Al momento sono già più di 100mila i cittadini italiani che l'hanno sottoscritta.

LIVORNO 1921 - XVII CONGRESSO DEL PARTITO SOCIALISTA ITALIANO
LE DUE VIE, IL RIFORMISMO SOCIALISTA E IL COMUNISMO
La corrente comunista abbandona il congresso socialista e fonda il Partito Comunista d'Italia

 Ogni scorciatoia allunga il cammino

giacché la via lunga è anche la più breve

perché è la sola.

dal discorso di Filippo Turati, leader dei riformisti, al Congresso

 IL N. 1 DI GENNAIO 2021 DE il puntO  (qui per leggerlo/scaricarlo)

CON LA NUOVA TESSERA
È APERTA L’ISCRIZIONE AL PARTITO PER IL 2021
La quota associativa ordinaria è di €. 52.00 che potrà
essere versata anche tramite bonifico bancario intestato
a Partito Socialista Federazione Provinciale di Ravenna
per usufruire, con la dichiarazione dei redditi dell’anno
successivo, di una detrazione – causale: “erogazione liberale”.
IBAN: IT56C0627013183CC0830009223

TRANSIZIONE ENERGETICA. SERVE UN CENTRO DI RICERCA AVANZATO
In una recente intervista il Sindaco di Ravenna ha descritto la sua città imprenditoriale, politica, sindacale e civile compattamente schierata a fianco di Eni – Saipem sulla politica di conferma e implementazione delle attività estrattive, in particolare a favore di un progetto di “idrogeno blu” che prevede ancora l’estrazione del  gas metano. Il progetto che propone Eni consiste nella realizzazione del più grande sito di cattura e stoccaggio di anidride carbonica del mondo nei giacimenti esauriti al largo delle coste ravennati. È importante però  ricordare che da tempo diverse forze politiche, tra le quali il Partito Socialista, e associazioni ambientaliste che da anni si occupano di clima, esprimono forte contrarietà. Si tratta di una realizzazione costosissima, circa 1,35 miliardi di soldi pubblici, inefficace per il contrasto all’emergenza climatica, potenzialmente rischiosa e inquinante. Inoltre, con tale realizzazione inevitabilmente si continuerebbe a tenere in vita il fossile e a rinviare a tempo indefinito l’inizio di una vera svolta ecologica nel settore dell’energia sul territorio. Un progetto che non rientra nei parametri europei. L’Europa, che scommette sull’idrogeno verde prodotto dall’acqua con energie rinnovabili più che dal metano, non lo avrebbe mai approvato. Non a caso, dopo un’iniziale trionfalistico annuncio del Presidente del Consiglio che sei mesi fa lo aveva orgogliosamente annunciato  come  esempio “strategico per la modernizzazione e la transizione energetica dell’Italia” su cui puntare, è stato escluso dall’elenco dei progetti del governo finanziabili con il Recovery plan. L’impianto però figura ancora nel piano industriale di Eni, è quindi importante continuare a vigilare, consapevoli che le grandi compagnie hanno ancora una fortissima influenza sulle scelte politiche.

PITRELLI. BENE LA FIDUCIA
ORA SI DISCUTA DELLA POSIZIONE DEL PSI IN SENATO

La Direzione provinciale del Partito Socialista riunita sabato 23 gennaio 2021 ha concluso i propri lavori con un voto unanime. Così ne ha illustrato i punti salienti il Segretario Francesco Pitrelli.
“Il voto di fiducia espresso in Senato è un segno di responsabilità e un voto per il Paese, per dare stabilità in un momento così difficile dal punto di vista economico e sanitario. Servono, però, garanzie: un cambio di passo da parte del Governo, riaffermando la centralità del Parlamento, e presentando un progetto serio e concreto per l’Italia.
Abbiamo ravvisato anche la necessità di aprire una discussione sul gruppo in Senato che abbiamo contribuito a far nascere con Italia Viva nel settembre del 2019. Il Psi è sempre aperto al dialogo con tutte le forze politiche ed europeismo e riformismo sono valori che fanno parte della nostra cultura, ma siamo anche un partito di sinistra, nato per difendere i lavoratori e per aiutare i più deboli. Oltre a una differenza di idee alla base, che già alla nascita del gruppo aveva fatto sollevare le nostre perplessità, si è creata anche un’incompatibilità politica per le differenze nella collocazione in Parlamento, con il Psi alla maggioranza e Italia Viva all’opposizione. Per questi motivi chiediamo alla Segreteria e alla Direzione Nazionale di valutare approfonditamente il posizionamento del Partito in Senato.”

il commento di Riccardo Nencini
all'intervista a Eugenio Scalfari 
apparsa su Repubblica del 2 gennaio 2021
IL RIFORMISMO SECONDO SCALFARI
L’epigrafe ‘riformista’ no, Berlinguer proprio non la merita

In una lunga intervista Scalfari indica ai lettori di Repubblica i riformisti italiani del ‘900. Sono cinque, eccoli: Gobetti, Rosselli, De Gasperi, La Malfa, Berlinguer (forse Aldo Moro).
Bene, ma una cosa è citare protagonisti della vita politica cui si ispira il giornale di cui è stato fondatore e direttore, altro tentare di costruire un pantheon del riformismo italiano. Si dirà, ognuno legge la storia patria con occhi di parte, e però vi sono dati oggettivi, non dico la verità, che non si possono proprio tacere, altrimenti, per citare Balzac, si fa della cronologia spicciola. E, aggiungo io, si riduce la storia a un cencio bagnato.
Riformista è chi adotta un metodo graduale per cambiare la realtà. Non è un rivoluzionario ne’ un conservatore. Il termine nasce all’interno del movimento socialista. Questo il vocabolario.
Gobetti, dunque. Sì, senza dubbio, un liberale eretico in una lunga notte d’inferno. Fu lui a scrivere l’elogio più emozionante di Matteotti straziato dalla squadraccia di Dumini. Fu lui, Gobetti, a considerare il socialista Matteotti un maestro di vita perché era stato tra i pochissimi a intuire la dittatura fascista e a cercare di porvi rimedio dopo aver cambiato la vita di migliaia di straccioni polesani. Vogliamo mettere Giacomo tra i riformisti? E di Turati che ne facciamo? Dello sporco socialriformista attaccato da fascisti e comunisti vogliamo parlare visto che proprio loro lo considerano il principe dei riformisti? E infatti, tra coloro che ne favorirono la fuga in Francia dal porto di Savona c’è proprio Rosselli, sporco riformista anche lui.
Saltando al secondo dopoguerra, a De Gasperi, grande statista, aggiungerei Fanfani - rileggersi le riforme attuate dai suoi governi - e più tardi Nenni quale artefice del centrosinistra. Prima di Nenni, Saragat. E poi La Malfa.
Che Scalfari cancelli Craxi e’ scontato, ma che citi Berlinguer come maestro del riformismo e’ un’esagerazione che nemmeno lui, Berlinguer, avrebbe tollerato. L’aggettivo riformista venne considerato in tutti gli anni 70 e nel decennio successivo un’offesa. Perché, dunque, Berlinguer? Perché, sostiene Scalfari, ruppe con l’URSS. È davvero così’? I fatti, solo i fatti. Il PCI di Berlinguer segretario si oppose al Sistema Monetario Europeo (1978), appoggiò l’invasione sovietica dell’Afghanistan (1979), votò contro gli euromissili. Dov’è la rottura con l’URSS? Non ci fu svolta europeista nelle politiche comuniste perché il cordone ombelicale con Mosca non venne mai rotto del tutto. Tanto che, con l’arrivo di Gorbachev, i successori di Berlinguer confidano ancora in un’evoluzione del regime sovietico. Prima di considerarmi un bugiardo, rileggersi gli atti congressuali al tempo di Natta e di Occhetto. E infatti Occhetto, cito alla lettera, dichiarò: ‘La storia forse ci vede sconfitti...noi comunisti italiani fummo originali e diversi, anche se non innocenti, perché nei fatti succubi dell’Urss’.
Tralascio il peana al marxismo-leninismo risalente all’inizio degli anni 80, tralascio l’isolamento in cui fu abbandonato Terracini quando dichiarò che Turati aveva avuto ragione, non voglio nemmeno ricordare lo Scalfari deputato socialista (1968), fatto parlamentare e votato a Milano proprio dai maledetti craxiani perché non rischiasse il carcere dopo aver denunciato, da ottimo giornalista qual era, il Piano Solo del generale Di Lorenzo.
L’epigrafe ‘riformista’ no, Berlinguer proprio non la merita.

E noi ci permettiamo di aggiungere che così, in occasione del centenario della nascita del Partito Comunista, si compie lo scempio della verità pur di consentire ai comunisti di continuare a non ammettere che la scissione di Livorno è stata una catastrofe, e che non si doveva fare. 

IL N. 12 DI DICEMBRE 2020 DE il puntO  (leggi/scarica qui)

SEGNALIAMO IL CORSIVO DI PAOLO FRANCHI
SUL CORRIERE DELLA SERA DEL 19 DICEMBRE 2020

OTTAVIANO DEL TURCO
EVAPORATE LE ACCUSE, RESTANO SOLO I SILENZI

Anno dopo anno la «valanga di prove» contro di lui si è squagliata. Il Senato discute se togliergli il vitalizio. Tace la Cgil di cui fu numero due al tempo di Luciano Lama

Contro di lui c’era «una valanga di prove». E la carcerazione preventiva era inevitabile, visto il suo «profilo delinquenziale non comune che lascia ritenere pressoché certa la reiterazione degli stessi reati per cui si procede». L’uomo che così veniva rappresentato, lasciando incredulo almeno chi, come me e tanti altri giornalisti politici e sindacali, lo conosce da una vita, si chiamava, e si chiama ancora, Ottaviano Del Turco. Socialista fin da ragazzino. Numero due della Cgil ai tempi di Luciano Lama. Senatore. Ministro della Repubblica. E, al momento dell’arresto, il 14 luglio 2008, presidente (di centro-sinistra) della Regione Abruzzo. Dodici anni dopo, Del Turco, malato di cancro e afflitto dall’Alzheimer, non riconosce più neanche i suoi cari. Non sono un medico, ma mi permetto lo stesso di pensare che tra il suo stato attuale e il suo calvario giudiziario qualche nesso ci sia. Anno dopo anno, sentenza dopo sentenza, la «valanga di prove» contro di lui si è quasi del tutto squagliata. Via l’associazione a delinquere, via la corruzione e il falso, via altri reati minori, resta alla fine solo una condanna della Cassazione a tre anni per induzione indiretta. Sul fatto che una legge possa avere una applicazione retroattiva ci sarebbe parecchio da discutere. Non c’è da discutere, invece, ma solo da restare allibiti di fronte alla decisione del Senato di togliere a Del Turco il vitalizio di cui, si fa per dire, gode. E da prendere atto con (moderata) soddisfazione della successiva decisione di prendersi un mese di tempo per stabilire se procedere o no. Quanto alle reazioni suscitate dal caso, colpiscono soprattutto i silenzi. In particolare quello della Cgil, evidentemente immemore della propria lunga storia, e del ruolo per nulla secondario che il socialista autonomista (non è una parolaccia) Del Turco vi ebbe. Specie quando si trattò, correva l’anno 1983, Craxi e Berlinguer duellavano all’ultimo sangue sulla scala mobile, di salvarne nonostante tutto l’unità.

DEL TURCO. SERVE UN SUSSULTO DI BUON DIRITTO E DI PIETAS
(gira pagina per andare all’appello di Maraio e Nencini che puoi sotoscrivere)

A nessuno può essere comminata una pena non prevista all’epoca dei fatti contestati, attinenti ad una fattispecie di reato.
È questo il caso di Ottaviano del Turco, parlamentare nazionale fino al 2001 ed europeo fino al 2005 quando – da abruzzese - fu eletto presidente della regione Abruzzo, carica dalla quale si dimise a causa delle indagini che lo riguardavano. Dunque tutti fatti precedenti al 2008 ma per revocargli il vitalizio si è applicata una norma del 2015. La norma lega questa pena accessoria a quella comminata dal giudice penale di interdizione perpetua o temporanea dai pubblici uffici.
Nel 2017 Del Turco viene definitivamente assolto con formula piena – il fatto non sussiste – dal reato più grave di associazione a delinquere per corruzione, concussione, truffa, mentre nel 2018 c’è la conferma definitiva del reato di induzione indebita (istigazione alla corruzione), reato che potrebbe sussistere anche qualora l’istigazione, di fatto indimostrata, non producesse alcun effetto concreto.

Srive Valerio Onida:
“In ogni caso, trattandosi di pena accessoria, varrebbe il principio di irretroattività in pejus di cui all’art. 25, secondo comma, Cost., e dunque siffatta nuova sanzione non potrebbe mai trovare applicazione a casi di condanne per fatti commessi anteriormente all’entrata in vigore della norma che lo preveda.”
Aggiunge Onida che il vitalizio non ha le caratteristiche di una concessione graziosa revocabile al venir meno dei requisiti per i quali era stata riconosciuta. Non viene in considerazione l’onorabiltà richiesta per il mantenimento della carica di parlamentare. Chi gode del vitalizio non è più in carica.

Questi i termini:
“Per quanto possano riscontrarsi elementi di favore ingiustificati nella relativa disciplina, è assai dubbio che il vitalizio degli ex parlamentari possa essere inquadrato, quanto meno nella sua totalità, in tale fattispecie, e che possa dunque essere revocato quando la persona incorra in determinate condanne, invocando il venir meno di un requisito di onorabilità … necessario per l’accesso o il mantenimento della carica …”
In sintesi, il vitalizio non è una onorificenza ma una prestazione economica con finalità previdenziale e quindi sottratta a sanzioni retroattive.

Il provvedimento di revoca del vitalizio adottato ai primi di dicembre di quest'anno (2020) dall’Ufficio di Presidenza del Senato – la Presidente Casellati e i Presidenti dei Gruppi parlamentari - è di una gravità inaudita, non soltanto in punta di diritto. Ottaviano Del Turco giace da tempo in gravissime condizioni di salute, vogliamo credere che chi adottava il provvedimento non ne fosse informato.

Intanto, presso la Cassazione pende la richiesta di revisione del processo. Dubitiamo che Del Turco potrà conoscerne l’esito.   

L’appello di Maraio e Nencini a Mattarella e Casellati
sottoscritto da migliaia di militanti e cittadini

Il PSI si rivolge alle più alte cariche dello Stato per chiedere che il Senato riveda la decisione, presa qualche giorno fa, di togliere il cosiddetto vitalizio a Ottaviano Del Turco. Con un appello del Segretario del Psi, Enzo Maraio e del Presidente del Psi e della Commissione Istruzione e cultura del Senato, Riccardo Nencini, rivolta al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella e una lettera alla Presidente del Sentato Maria Elisabetta Casellati, si chiede “un atto di pietà, immediato generoso e efficace. Un gesto di civiltà, umana e giuridica” nei confronti dell’ex segretario del Psi, sindacalista e tra i fondatori del Pd, Ottaviano Del Turco, che – sottolineano Nencini e Maraio – “è profondamente malato. Malattie che lo hanno privato da tempo di una vita dignitosa. Vive affacciato sul baratro – proseguono – non roconosce nemmeno i familiari. La privazione del vitalizio – aggiungono – complica la possibilità di curarlo come si deve, come si deve a qualsiasi persona che giace su un letto senza speranza. Non giudichiamo le sentenze – precisano – e tuttavia, da una valanga di accuse, tutte gravissime, è rimasto un solo capo di imputazione. Presso la Cassazione pende la richiesta di revisione del processo. Dubitiamo che Del Turco possa conoscerne l’esito”. L’appello rivolto al Presidente della Repubblica ha raggiunto in poche ore migliaia di adesioni di iscritti e militanti del partito. Hanno sottoscritto l’appello, tra gli altri, i membri della segreteria nazionale del partito, Bobo Craxi, Ugo Intini, Gigi Covatta, Gennaro Acquaviva, Pia Locatelli, Rino Formica

PUOI SOTTOSCRIVERE L'APPELLO SCRIVENDO A:
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COSÌ  LA FEDERAZIONE DI RAVENNA
SABATO 5 DICEMBRE 2020 ALL'ATTIVO REGIONALE DEL PARTITO
gli interventi di Francesco Pitrelli e Lorenzo Corelli

PITRELLI

I LIMITI DELLA SANITÀ
La pandemia da Coronavirus ha evidenziato tutti i problemi della sanità italiana, una sanità regionalizzata dopo la riforma del Titolo V che mostra importanti differenze, come fra Emilia-Romagna e Lombardia e fra nord e sud. Anche nella nostra Regione, che comunque si presenta fra le regioni al top nella sanità nazionale, c’è una mancanza di operatori sanitari, medici, infermieri, OSS. Non solo, però, mancano i lavoratori, mancano anche gli spazi, a causa della chiusura di reparti, ospedali e centri di primo soccorso. Infine, si rende necessario investire sulla medicina territoriale, medici di base, case della salute, ospedali di comunità e farmacie.

TRASPORTI
Il tema dei trasporti, diventato ormai centrale nell’opinione pubblica, deve essere affrontato con serietà e criterio. Importanti progetti sono quelli che riguardano la metropolitana di superficie lungo l’asse della via Emilia, lo sviluppo infrastrutturale della costa, in particolare la ferrovia di Ferrara-Ravenna-Rimini. Lungo la via Emilia, per evitare la saturazione del traffico ferroviario, sarebbe opportuno trovare una soluzione al servizio di Alta Velocità. È importante anche, per garantire un servizio il più capillare possibile, investire su infrastrutture e mezzi nelle tante linee secondarie della nostra Regione.
Anche il trasporto urbano deve diventare una priorità in tutte le città sopra i 50000 abitanti. In Provincia di Ravenna sono pochi gli investimenti da questo punto di vista, come nella maggior parte delle province dell’Emilia-Romagna. Vista anche la legge regionale che imporrebbe la chiusura dei centri storici alle auto, bisognerebbe puntare su nuove modalità di trasporto pubblico che garantiscano efficienza e capillarità.

DIGITALIZZAZIONE E LAVORO AGILE
Importante è la digitalizzazione della PA e di tutti i servizi ed è necessario continuare a incentivare i pagamenti con carta contro i contanti. I tempi attuali rendono anche fondamentale legiferare sul telelavoro, rendendolo quindi più agile e più conciliabile con la vita fuori dal lavoro.

GIOVANI
I giovani sono una delle categorie più colpite dalla crisi pandemica, sociale ed economica. È necessario investire su istruzione università e ricerca, ma anche in politiche del lavoro e abitative, per permettere alle nuove generazioni di avere più opportunità per il futuro.

CORELLI

Rendere di nuovo fecondo il campo Socialista
L’intelligenza delle cose è un esercizio necessario per rendere più probabile il conseguimento di un risultato, necessario e faticoso per studiare, conoscere e immergersi nei fenomeni, pronti a influenzarli, se non a determinarli, piuttosto che assecondarli pur di ottenere un facile, ma probabilmente fuggevole, consenso.
Tutto più difficile per noi, nello stato in cui ci troviamo, che non potremmo neppure trarre temporaneo vantaggio a cavalcare i fenomeni anziché cercare di indirizzarli.
Si individuano tre filoni:
-       il primo riguarda la storia e la sua analisi critica, capace di riconoscere meriti e colpe, i meriti per andarne orgogliosi, le colpe per accettarle come tali ed espungerle definitivamente. In ogni caso limitarsi a prendere da qui le mosse per guardare al futuro senza fantasticare che il passato ritorni. E, per quanto riguarda la sinistra nel suo complesso, confrontarsi apertamente sulla scissione di Livorno della quale nel 2021 ricorre il centenario;
-       il secondo concerne il modo in cui i socialisti possano tornare visibili. Probabilmente non bastano le tessere, la partecipazione alle competizioni elettorali, le parole d’ordine più o meno efficaci, più o meno ben canalizzate sui media e sui social. In ogni caso tutto questo è condizionato dal contesto e dalle risorse umane ed economiche delle diverse realtà;
-       il terzo ci interroga su come rendere di nuovo fecondo e più efficacemente visibile, il campo socialista. Si potrebbe far leva sull’uso dei luoghi dei quali ancora disponiamo, non per aprirli genericamente all’esterno, come più volte preconizzato, ma con attività che coinvolgano concretamente chi possiamo avvicinare sviluppando progetti concreti, soprattutto su tutto quanto tocca gli interessi delle nuove generazioni, la formazione culturale, il lavoro, senza chiedere la tessera.
Impariamo intanto a smettere di misurare il tasso di socialismo di chi nel socialismo si riconosce. Il socialismo è un campo largo ed è questa la sua forza in tutta Europa.
Come è noto, in Italia la sinistra nasce repubblicana, anarchica, socialista.
Il socialismo è quello che da fine ottocento fino al primo dopo guerra è stato capace di aggregare maggiori adesioni e consensi nel Paese da nord a sud. Sempre però diviso tra massimalisti e riformisti e da ultimo, dopo il 1917, comunisti.
Una forza quella Socialista e Socialdemocratica uscita preminente nella sinistra alle prime elezioni del secondo dopo guerra, ma pur sempre rilevante anche in seguito, nonostante la preminenza di quella Comunista, fino alla crisi e al tracollo del ‘92/’94.
Cercare ancora oggi, quando appartiene a tutti i socialisti la scelta riformista, distinzioni sulla base di diverse sensibilità personali, è obiettivamente assurdo. Sempre che, a forza di distinguere, ognuno di noi non voglia rimanere l’unico e ultimo dei socialisti.

Gli assetti istituzionali e la nostra Regione
Altri già propongono le macro Regioni, l’accorpamento dei minuscoli Comuni, il ripristino delle Province, magari anche esse più ampie – aggiungiamo - visto che il mezzo di trasporto non è più il cavallo.
Preferiamo dunque soffermarci sul fatto che in Italia c’è l’inflazione delle città Metropolitane che metropolitane non sono se si escludono - a essere generosi - Roma e, forse Milano e Napoli.
Basterebbe che le altre, o almeno quelle che ne hanno le caratteristiche – non certo Reggio Calabria! – diventassero Grandi Comuni incorporando quelli contermini come Municipi, per risolvere in un sol colpo anche la questione della elezione diretta dei consiglieri.
La pianura della nostra Regione è antropizzata e urbanizzata in modo diffuso, e attorno a Bologna i Comuni contermini sono spesso in pressoché totale continuità.
Sono le condizioni ideali per immaginare la realizzazione del grande Comune di Bologna, come pure la massima integrazione nei collegamenti est ovest e nord sud con una metropolitana di superficie.

LA FEDERAZIONE DI RAVENNA

SCEGLIERE IL CAMPO
Come si possa individuare il campo nel quale scegliere di stare è il prius della politica, e deve basarsi su molti aspetti, non ultimo il rispetto reciproco fra gli occupanti. Facile più a dirsi che a farsi, soprattutto se si proviene da diverse formazioni. È un equilibrio stretto tra la possibilità di continuare a rappresentare la propria essenza originaria e consentire che se ne sviluppi una nuova e condivisa, condivisa, non frutto di sopraffazione egemonica. Onde evitarla serve una autonoma attitudine all’elaborazione del pensiero, alla capacita di analisi, all’azione.
La prima regola perché ciò accada è l’equilibrio nella rappresentanza. Dunque non è attaccamento alle poltrone la ricerca di posizioni all’interno di un Partito, di una aggregazione, di una alleanza, ma lo strumento per consolidare nell’effettività quella comunione.
Se qualcuno viene meno a questo, statene certi che ci sarà rottura.
Questo equilibrio va innanzitutto cercato nel Partito, e quello socialista, come già detto, è concettualmente un campo largo, che non può non adattarsi alle concrete realtà in cui opera per non essere un’utopia o, peggio, occasione di una divisione senza costrutto. Al proposito, così Turati il 17 febbraio 1920 in una lettera ad Anna Kuliscioff: Quanto sarebbe prezioso per noi questo momento storico, e quale delitto politico vi sia nel vivere così alla deriva, tra una rivoluzione che non si fa e una riforma che non si tenta, gli uni cercando gli alibi negli altri per giustificare il proprio bullismo, e viceversa. Dunque solo Turati, Matteotti con lui e il loro piccolo PSU avevano capito come sarebbe andata a finire con la iattura della scissione comunista voluta da Mosca, che divideva il Partito mentre il fascismo montava. Ancora una volta vento di divisione - come alle origini con gli anarchici - responsabilità dei socialisti, ma soprattutto dei comunisti.

ALLEANZE
Non si intende certo affrontare la ben più modesta questione odierna delle alleanze scomodando la grande storia, e però essa ci ammaestra sul fatto che non è a dividere il campo della sinistra che ci si rafforza, nei noi, né gli altri. Dunque si riguarderà a ciò che è possibile fare nell’ambito della sinistra nel migliore dei modi in un dato contesto.
Nei comuni sotto i 15.000 abitanti, dove vige il maggioritario stretto, ci siamo presentati in coalizione di centro sinistra a Conselice, Fusignano e Russi, eleggendo un consigliere/assessore a Fusignano e un consigliere a Russi.
Nei comuni sopra i 15.000 abitanti non siamo (stati) in grado di presentarci in alcun modo a Cervia, a Bagnacavallo ci siamo presentati con Bagnacavallo Civica una lista europeista di popolari, repubblicani e socialisti che ha ottenuto una assessore, a Lugo Sinistra per Lugo recante il nostro simbolo oltre a quello dell’associazione Partecipazione Sociale che ha ottenuto anch’essa un assessore, a Faenza, infine, con Faenza Coraggiosa che ha eletto due consiglieri e ottenuto un assessore. A Bagnacavallo, Lugo e Faenza, nessuno dei consiglieri e assessori appartiene alla componente socialista.
A Ravenna che voterà la primavera prossima, nel 2016 ci eravamo presentati con Ravenna In Comune a sinistra e fuori dalla coalizione di centro sinistra. Poi, nel 2018 abbiamo aderito politicamente alla maggioranza di centro sinistra tramite la lista civica Ama Ravenna. Anche se – volendo schematizzare – riteniamo che il nostro campo naturale sia alla sinistra del Pd nell’ambito della coalizione di centro sinistra, ciò non di meno dobbiamo sentirci liberi di valutare ogni aspetto di possibile nostra partecipazione ad una liste elettorale della coalizione.
Si dovrà esaminare quale possa essere il nostro apporto circa la qualità delle candidature che potremo esprimere anche in termini di potenziale elettorale, la maggiore o minore considerazione del nostro ruolo, la chiarezza dei rapporti politici, atteso che quelli programmatici di base saranno gioco forza comuni alla coalizione.

CONCLUSIONI
Ancora non sappiamo se la pandemia ci darà il tempo, prima della tornata elettorale amministrativa di maggio, di sperimentare almeno in nuce quell’uso dei luoghi dei quali disponiamo di cui si diceva, per creare nuove forme di aggregazione, di modi di elaborazione del pensiero e dell’agire nella società.
Il rischio invece è che si venga all’improvviso precipitati in una abborracciata campagna elettorale

 I CIRCOLI FIGLI DI UN DIO MINORE?

Pur non contestando la necessità di rispettare tutte le limitazioni richieste per combattere la diffusione del virus, riteniamo incomprensibile l’esclusione dei circoli da qualsiasi possibilità di operare, senza neppure essere beneficiari di alcun ‘ristoro’.
Con la loro sopravvivenza è messa in discussione anche quella dei luoghi che li ospitano e ai quali consentono di potersi conservare.
La loro asfissia infatti trascinerebbe con sé presenze a volte secolari di una radicata tradizione associativa, cooperativa e mutualistica alla quale la nostra terra deve moltissimo in termini di emancipazione e riscatto sociale.
Non possiamo dunque non sottoscrivere appieno quanto affermato in proposito dal Vice Sindaco Eugenio Fusignani e, in particolare: “ … occorre sollecitare il governo a prendere in esame anche la questione dei circoli ricreativi, consentendo aperture per i soli soci con le stesse modalità e le analoghe restrizioni dei pubblici esercizi.”
È esattamente quanto, inascoltati, avevamo già richiesto in tutte le sedi.

IL N. 11 DI NOVEMBRE 2020 DE il punt (leggi/scarica qui)

DA QUESTO NUMERO
La ricorrenza fu istituita dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite nel dicembre 1999, partendo dal principio che la violenza contro le donne è una violazione dei diritti umani. In tutto il mondo una delle prime cause di morte delle donne tra i 16 e i 44 anni è l'omicidio compiuto da persone conosciute, come mariti, compagni, partner o ex partner. Spesso le violenze si consumano all'interno delle mura domestiche, come dimostra l'aumento di casi rilevato dall’inizio della pandemia. Il numero di donne uccise in Italia nel primo semestre 2020 è salito da 56 a 59 rispetto allo stesso periodo del 2019. E, in tutto il mondo i movimenti limitati, l'isolamento sociale e l'insicurezza economica causa emergenza sanitaria,  hanno contribuito a incrementare la vulnerabilità delle donne e la violenza.

Le leggi contro i crimini di odio vanno difese tutte e da tutti perché se passerà solo una discriminazione, allora passeranno tutte”. Cathy La Torre

LA "COPERTINA" DELL' AVANTI!  DI NOVEMBRE
Si può acquistare in Federazione

OTTOBRE 2020 E' USCITO IL N 10 DE il puntO  (leggilo/scaricalo qui)

da questo numero
PIU CONTROLLI CONTRO IL CAPORALATO DIGITALE
Mancato rispetto delle tutele contrattuali, inosservanza della sicurezza sulle strade e nel lavoro, occupazione di lavoratori stranieri irregolari, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e dinamiche di caporalato digitale. La Procura di Milano ha concluso un’ indagine contro le maggiori quattro compagnie multinazionali americane di consegna del cibo a domicilio che hanno investito nel territorio italiano.
Proprio come il caporalato agricolo, quello digitale funziona per intermediari. Molti extracomunitari, pur di lavorare, accettano qualsiasi compromesso e le multinazionali della ristorazione ci giocano per abbassare le tariffe ed essere più competitive. Ci sono poi stranieri in regola con i documenti che rivendono o affidano i propri account a lavoratori senza permesso di soggiorno che non potrebbero essere assunti. I caporali concordano con i lavoratori fantasma una cifra che si aggira intorno ai 300euro al mese che riscuotono direttamente dal lavoro altrui. Si fa tutto online: mandati i documenti, le compagnie, senza nemmeno fare un colloquio di persona o telefonico, senza sapere chi sono e se hanno necessità, li assumono. A quel punto i regolari passano il loro account a quelle persone “irregolari”.
Il sistema di compravendita è ben organizzato, il regolare guadagna in media 10euro lordi, chi prende in affido l’account ne guadagna 3 netti perché 7 li chiede il titolare del contratto. Così i “nuovi schiavi” sono serviti. Vittime di questa filiera sono gli invisibili delle aree metropolitane, nella maggior parte dei casi giovani provenienti dai Paesi più poveri del mondo, che accettano, pur di avere accesso ad un lavoro che sia in grado di dar loro la speranza di raccogliere qualche briciola da un’economia dei servizi digitali che si sta arricchendo sempre di più sulle spalle dei lavoratori. Le compagnie, che sono a conoscenza di come funziona il sottobosco dei lavoratori fantasma e di tutta la dinamica della compravendita, sono i primi caporali di questi braccianti metropolitani. Gli inquirenti della Procura hanno rivelato: “i ciclo- fattorini, oltre ad essere pagati alla vergognosa cifra di 3euro l’ora, venivano depauperati delle ritenute d’acconto operate ma non versate, sottoposti a condizioni di lavoro degradanti, con un regime di sopraffazione retributivo e trattamentale. Venivano derubati delle mance che i clienti lasciavano loro e puniti, attraverso una arbitraria decurtazione del compenso pattuito, se non si fossero attenuti alle disposizioni impartite. Approfittavano dello stato di bisogno dei lavoratori, migranti richiedenti asilo dimoranti nei centri di accoglienza, pertanto in condizione di estrema vulnerabilità e isolamento sociale, e li destinavano al lavoro in condizioni di sfruttamento”. Accuse che hanno portato quest’estate al commissariamento di una delle aziende, ad indagare alcuni manager interni e gli amministratori di due società esterne di reclutamento di personale che fornivano alla filiale italiana del colosso americano. La chiusura delle indagini ha confermato il perdurare delle condizioni di sfruttamento e dell’estrema vulnerabilità lavorativa della categoria dei riders. Prassi inaccettabili che richiamano ad una riflessione collettiva sulle generali condizioni di lavoro, a partire dalla necessità di garantire i diritti dei lavoratori di questo comparto, tra i quali dignitose condizioni di lavoro, sicurezza e equo compenso per i quale il Partito Socialista si batte da tempo. Contro il permanere di comportamenti illegali ai danni di queste lavoratrici e di questi lavoratori occorre oggi, più che mai, oltre che dare le giuste tutele contrattuali, incentivare più controlli e ispezioni.

 

Ordine dei Farmacisti della Provincia di Ravenna
DOMENICO DAL RE CONFERMATO PRESIDENTE
Il 29 settembre scorso i farmacisti della provincia di Ravenna hanno rinnovato il loro consiglio direttivo. Alla Presidenza è stato riconfermato Domenico Dal Re.
Lo stralcio della sua intervista.
L’Ordine ha sempre avuto come obiettivo primario una politica a tutela della salute pubblica. Se la validità dei sistemi si misura nelle difficoltà, durante la prima emergenza Covid, a livello locale, il sistema ha retto meglio che in altre zone. Il modello della provincia di Ravenna nasce una decina di anni fa dalla disponibilità delle farmacie pubbliche e private, dalla sensibilità politica dell’Amministrazione comunale e del direttore generale dell’Asl che a suo tempo l’ha portato avanti con convinzione sia a livello locale che regionale. La farmacia deve diventare sempre più presidio sanitario territoriale, che con la legge sui servizi può e deve ampliare l’offerta alla collettività, per non sguarnire del tutto i piccoli centri. Si guardi ad alcuni esempi: con il coordinamento del sindaco si è riusciti per primi a calmierare il prezzo delle mascherine e grazie al magazzino delle farmacie comunali a garantirle alla collettività. In sanità la cooperazione, non la competizione, deve essere la linea da seguire: qui si ha intenzione di ampliarla maggiormente, per garantire una politica sanitaria omogenea e comunque sempre più condivisa anche con le altre professioni sanitarie.

LA "COPERTINA" DELL' AVANTI!  DI OTTOBRE

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